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Apre al pubblico la Tomba Francois, gli affreschi al Museo Etrusco di Villa Giulia a Roma

Una delle più importanti testimonianze della civiltà etrusca e del patrimonio figurativo del Mediterraneo antico, la Tomba Francois, dopo l’acquisizione da parte dello Stato perfezionata a fine maggio arriva alla fruizione del pubblico: dal primo luglio gli affreschi con personaggi e condottieri dell’aristocrazia di Vulci e del mito greco saranno infatti al centro della mostra “Il ritorno degli eroi” al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma sino a fine dicembre.

Ma non solo: “Per celebrare l’evento – spiega la direttrice del Museo Luana Toniolo – abbiamo pensato di organizzare una mostra che ricompone un contesto impossibile ovvero il corredo che fu disperso pochi anni dopo lo scavo della tomba tra i principali musei europei; quindi abbiamo bellissimi gioielli del British Museum e vasi a forma di leone o a forma di cavallo sempre del museo britannico, gioielli dal Louvre” e altri oggetti sempre rinvenuti nella Tomba e provenienti da Bruxelles e Losanna oltre a una ricca parte documentale.

Ma l’esposizione inizia con i dipinti preceduti da un lungo video immersivo che inquadra storicamente la tomba e gli affreschi e li ‘restituisce’ al visitatore nella forma originale. La Tomba Francois, proveniente da Villa Albani e fin qui proprietà degli eredi delle famiglie Torlonia, Sforza Cesarini e Gaetani, rimarrà nella sua collocazione permanente nel Museo. È infatti “sicuramente una delle opere più significative del mondo etrusco per la tecnica pittorica, ma anche perché racconta di dei, di guerrieri e di eroi con la particolarità che qui il mito greco viene reinterpretato in chiave etrusca; soprattutto racconta le nostre origini perché uno dei pannelli mostra una scena di lotta tra vulcensi e uno di questi è Macstarna che a noi è meglio noto come Servio Tullio, il sesto re di Roma. Ed è l’unica immagine a noi nota di un re della Roma arcaica” spiega ancora Toniolo.

“È dal 1921 che lo Stato cerca di comprare la Tomba Francois: è stata un’operazione difficile, ma siamo veramente felici del successo che si deve a un impegno corale, a partire dal ministero della Cultura con il ministro Giuli che non solo ha creduto, ma ha molto spinto per portare a termine l’operazione” racconta il direttore generale Musei Massimo Osanna. Un iter complesso quello dell’acquisizione, “ma ne valeva la pena – spiega – perché lo Stato acquisisce e soprattutto i cittadini acquisiscono un capolavoro dell’arte etrusca che non è solo un’opera d’arte, ma è anche un documento storico straordinario”.

Gli affreschi raccontano infatti le aristocrazie di Vulci del IV secolo a.C., “un’epoca-prosegue Osanna – complessa in cui il dialogo con Roma inizia e si fa sempre più vivace”. Con rimandi continui: Macstarna, ovvero Servio Tullio, è il condottiero etrusco che diviene re di Roma e che viene citato dall’imperatore Claudio nel suo discorso riportato nella tavola di Lione, un documento bronzeo che cita la vicenda di Macstarna per giustificare la volontà dell’imperatore di portare stranieri nel Senato di Roma.

Scoperta nel 1857 dall’archeologo Alessandro Francois nella necropoli di Ponte Rotto a Vulci, la tomba fu realizzata tra il 340 e il 320 a.C. Attraverso le iscrizioni dipinte accanto ai personaggi gli affreschi consentono di identificare protagonisti ed episodi che intrecciano mito e storia delle grandi famiglie etrusche, parte di una civiltà che come quella greca e romana parla un linguaggio internazionale, che ha alla base il mito greco e specificamente l’Iliade.

La Tomba Francois bene pubblico “non era scontato, è stata una bellissima impresa”, sottolinea il ministro della Cultura Alessandro Giuli intervenendo all’inaugurazione della mostra nel corso della quale annuncia che il Mic si appresta a ufficializzare la richiesta di entrare nella Fondazione Vulci, luogo “di confluenza e identità” e simbolo della civiltà etrusca. “Non so quanto tempo ci vorrà, mi auguro entro la fine del mio mandato, ma quel che importa è la tutela e la valorizzazione di uno straordinario patrimonio”.

Published by
Lorenzo Briotti