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Il video del presidente siriano che festeggia la fine delle restrizioni Usa pagando il caffè con la Visa

Nell’annunciare la fine delle restrizioni internazionali e la rimozione della Siria dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo da parte degli Usa, il presidente siriano Ahmad al-Sharaa ha simbolicamente pagato un caffè utilizzando una carta Visa. Insieme a lui ul governatore della Banca Centrale siriana Safwat Raslan.

Dopo decenni di restrizioni la Siria entra dunque di nuovo nei circuiti finanziari internazionali. In una dichiarazione video, Al-Sharaa ha poi ringraziato il presidente statunitense Donald Trump per quella che ha definito una “decisione storica”. Ahmad al-Sharaa, che “nell’armadio” ha notoriamente i suoi trascorsi con Isis e al Qaeda, ha detto: “Oggi la Siria si sta scrollando di dosso una macchia oscura per avviarsi verso una nuova fase di sviluppo, ricostruzione e costruzione della nazione”.

Siria verso la normalizzazione, le milizie curde nell’esercito

Mazloum Abdi, il leader delle Forze Democratiche Siriane (Sdf) a maggioranza curda, ha annunciato in pompa magna e cravatta a righe blu navy dal palazzo del potere a Damasco lo scioglimento della sua milizia e di quelle collegate. “Voltiamo pagina nella storia della Siria e iniziamo ad aprirne una nuova, intitolata pace, stabilità e ricostruzione”, ha detto Abdi: “Vogliamo che questo giorno sia l’inizio di una vera transizione dai campi di battaglia ai campi di costruzione, e dall’era delle armi all’era della pace”.

In queste nuove condizioni, “annunciamo la fine della missione delle Forze Democratiche Siriane e ne annunciamo con piena responsabilità lo scioglimento come forza militare indipendente”. Una decisione “assolutamente storica”, ha commentato l’inviato speciale Usa per la Siria e ambasciatore in Turchia, Tom Barrack, in prima linea nel tessere la tela della svolta di Damasco.

Si conclude così un lungo e sanguinoso capitolo nella Siria post-Assad, segnato fino a qualche mese fa dai violenti combattimenti proprio tra le Sdf e i governativi della nuova Damasco di Sharaa. A gennaio, dopo i furiosi scontri ad Aleppo e nel nordest, compresi i giacimenti petroliferi della regione di Deir az Zor, i curdi erano stati costretti al ritiro, con un bilancio complessivo di almeno 105 morti tra civili e combattenti, e decine di migliaia di civili sfollati. Da allora, la mediazione sostenuta anche da Stati Uniti e Turchia per la normalizzazione della Siria ha prodotto i suoi frutti, fino all’annuncio dello scioglimento e dell’integrazione nelle forze armate regolari.

La resa delle armi del resto era già stata auspicata nel febbraio del ’25 dal fondatore del Pkk in carcere Abdullah Ocalan. Tra i nodi da risolvere che hanno diluito i tempi anche quello del destino delle Ypj, le formazioni di combattenti curde divenute leggenda sul campo di battaglia contro l’Isis, in particolare a Kobane.

Le soldatesse spingevano per l’integrazione nell’esercito mentre Damasco ha proposto che facciano parte delle forze di polizia del ministero dell’Interno. Non è chiaro quale sia stato il punto di caduta, mentre viene dato per certo un posto di rilievo per Abdi nel governo – secondo le indiscrezioni sarà nominato consigliere di Sharaa – e l’affidamento al capo della regione autonoma curda, Ilham Ahmed, di un ruolo parlamentare di rilievo.

Al-Sharaa intanto festeggia, incassando anche il sostegno di Mosca e Parigi, oltre a quello di Washington e Ankara: un altro mattone è stato messo a terra, all’indomani della cancellazione del Paese dalla lista dei Paesi sponsor del terrorismo. “La Siria si libera di una macchia oscura”, ha detto il presidente.

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Lorenzo Briotti