Il video dell'imponente funerale dell'Ayatollah Khamenei in Iran, milioni di persone in piazza al caldo (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Sono cominciati a Teheran i funerali dell’Ayatollah Khamenei ucciso durante un bombardamento americano-israeliano lo scorso 28 febbraio. Milioni di persone sono a Teheran sotto al sole caldo per partecipare alla cerimonia che si concluderà martedì prossimo. Il figlio Mojtaba non parteciperà per motivi di sicurezza ma vorrebbe andare alla sepoltura che si terrà il 9 luglio. Invitati solo i paesi amici, Russia e Cina fra tutti: figure istituzionali italiane non sono presenti in quanto non invitate. Intanto i colloqui di pace con gli Usa riprenderanno il prossimo 11 luglio.
Per rendersi conto della maestosità della cerimonia basta citare i dati forniti dal vicedirettore dei Trasporti e del Traffico del comune di Teheran: la metropolitana della città ha trasportato 2,2 milioni di passeggeri: “Dalle 5:30 alle 15:00 di oggi, in concomitanza con la cerimonia di commiato per la salma dell’Imam martire, sono state trasportate 2,2 milioni di persone con la metropolitana. Un numero significativo di pellegrini e persone in lutto è stato inoltre trasportato al luogo di preghiera con la flotta di autobus e furgoni che operano volontariamente nel centro città”, ha affermato il vicedirettore.
Secondo quanto riportato dai media iraniani, ripresi dalla Cnn, in occasione dei funerali della Guida Suprema Ali Khamenei verranno sfornate cinquanta milioni di pagnotte per sfamare i partecipanti al funerale, grazie all’impiego di 16 panifici mobili nella capitale. Sempre la Cnn riporta alcuni dei numeri della manifestazione. La Repubblica Islamica ha mobilitato 10.500 associazioni di categoria, 2.500 ambulanze, 21 elicotteri, 100 droni e migliaia di soccorritori, mentre oltre una ventina di ospedali, 500.000 litri di flebo e 20.000 aule scolastiche sono pronte, come riportato dai media iraniani. Il governo ha lanciato una campagna nazionale chiedendo ai cittadini di mettere a disposizione le proprie case per ospitare i partecipanti al funerale che si recheranno a Teheran, Mashhad e Qom, mentre moschee, palazzetti dello sport, parchi e centri culturali della capitale sono stati predisposti per accogliere i milioni di persone che si prevede parteciperanno alla cerimonia funebre.
Un pugno chiuso su sfondo rosso, accompagnato dalla scritta “Dobbiamo ribellarci”: è il simbolo scelto per rappresentare il lutto per l’Ayatollah Khamenei. Un’immagine che campeggia sui manifesti che tappezzano Teheran, una città blindata tra massime misure di sicurezza per le esequie della Guida Suprema che sono cominciate oggi mentre una gigantesca statua che riproduce lo stesso pugno è stata installata di tutta fretta anche in Piazza della Rivoluzione.
Il massiccio afflusso di pellegrini – attese fino a 20 milioni di persone – è dunque iniziato. Ma c’è anche chi fugge e lascia la città: “Molti cittadini sono partiti per altre località per sfuggire al caos e ai possibili incidenti dei prossimi giorni”, spiega all’Ansa Matin, una guida turistica 44enne, sottolineando che “negli ultimi giorni la vita quotidiana è stata compromessa a causa del traffico intenso nel centro della capitale e dei preparativi per la cerimonia, come l’installazione di enormi striscioni con l’immagine del leader e le sue citazioni, nonché l’allestimento di barriere sulle autostrade e nelle strade”.
Hanni ha 23 anni, studia scienze politiche, e non nasconde le critiche, lamentando le ingenti spese per la cerimonia: “Tutti questi soldi vengono spesi solo per la propaganda, mentre il Paese versa in una grave crisi economica. E questo mentre un gran numero di persone, che hanno tagliato ogni rapporto con il sistema a causa dell’indignazione per il massacro o l’esecuzione di un numero enorme di manifestanti, non parteciperà alla cerimonia”, racconta.
Tra le strade il malcontento è palpabile. E le parole del Premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi, riassumono quello che in molti pensano, anche se non parlano: “Il funerale più costoso della storia. Le spese vengono sostenute attingendo alle risorse pubbliche e alle tasche di persone che non riescono ad arrivare a fine mese, nemmeno per soddisfare bisogni essenziali come il pane e le medicine”, ha affermato, mettendo in guardia sulla possibilità che l’evento degeneri. “Questo non è lutto, ma la preparazione a un disastro”, ha aggiunto.