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Serbia, il video del funerale Ratko Mladić: onori militari e di Stato al “Macellaio dei Balcani”

Una grande folla ha partecipato ai funerali con gli onori militari e di Stato del generale Ratko Mladić: almeno 8.000 persone, secondo la polizia, si sono radunate a Belgrado lo scorso 7 settembre fuori dalla chiesa dove si è tenuto il funerale dopo aver reso il loro omaggio alla camera ardente per cinque ore. Altrettante, se non di più, si sono radunate poi al cimitero e lungo la strada percorsa dal corteo funebre.

Il generale è morto il 27 agosto in detenzione all’Aja, dove scontava l’ergastolo inflitto dall’ex Tribunale internazionale per l’ex Jugoslavia per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità: responsabile riconosciuto dell’eccidio di Srebrenica, dei quattro anni di massacri dell’assedio di Sarajevo e di altri crimini di massa. Ma nessuno di questi orrori è stato menzionato dai partecipanti né dagli officianti in un cerimoniale prevedibilmente celebrativo, con una discreta ma visibile regia e presenza dello Stato, malgrado i ripetuti moniti dell’Unione europea che ha fatto sapere che “la glorificazione di criminali di guerra non ha posto nell’Ue né nei Paesi candidati all’adesione”.

Foto Ansa

Il presidente serbo, Aleksandar Vučić, ha preferito non metterci ufficialmente la faccia – c’è andato il figlio Danilo -, disertando per ricevere la visita di Stato del presidente uzbeko. Ma, oltre ai vertici della Republika Srpska, all’ambasciatore russo, Aleksandr Botsan-Kharchenko, almeno tre ministri erano presenti, fra cui quello alla Giustizia, Nenad Vujić, a rendere visibile la presenza dello Stato, che comunque ha fornito picchetti d’onore, supporto logistico e garantito l’ordine pubblico, nella dichiarata intenzione di “fare la volontà della famiglia”.

Il tutto si è svolto in modo pacifico, senza neanche il disturbo di una contestazione, di una contromanifestazione, di una dichiarazione pubblica contraria. Nel solenne silenzio del cimitero di Topčider, gente di tutte le età, vestita per lo più con magliette e camicie nere a lutto, vecchi combattenti, famiglie, giovani, militari, persone in costumi tradizionali, erano allineati fra le lapidi. Qui Porfirije, il patriarca della Chiesa ortodossa serba, inestricabilmente legata all’identità del Paese e pilastro della cultura nazionale, che poco prima aveva officiato la cerimonia religiosa nella chiesa di San Luca Apostolo a Košutnjak, ha definito Mladic un “cristiano ortodosso e soldato serbo”, che “rimarrà profondamente impresso nella memoria della maggior parte del popolo serbo” e sarà “giudicato dalla Storia, che emetterà il verdetto finale”.

Il figlio del generale, Darko, accompagnato dalla madre e vedova di Mladić, Bosa, e dalle nipoti Anastasija e Stefan, davanti alla bara del padre coperta dalle bandiere della Serbia e della Republika Srpska di Bosnia, si è spinto oltre. Con la voce che spesso cedeva all’emozione e alle lacrime, ha detto: “Caro papà, i nemici hanno cercato di ucciderti più volte fallendo. Hanno cercato di comprarti, fallendo. Hanno cercato di spaventarti, non ci sono riusciti. Hanno ucciso tua figlia e non ci sono riusciti. E alla fine, non è rimasto loro che inventare menzogne su di te, per farti odiare dalle persone e dal mondo e hanno creato tribunali artificiali per i nostri eroi, per trasformare i difensori in criminali e i criminali in eroi”.

Il funerale del “Macellaio dei Balcani” si abbatte sul cammino della Serbia verso la Ue

Il funerale del “Macellaio dei Balcani” si è abbattuto sul già difficile cammino della Serbia verso l’Unione europea. Le immagini dell’omaggio di massa a Belgrado hanno scatenato l’ira dei vertici: sono state giudicate “scioccanti” e contraddicono i valori europei: per questa ragione Bruxelles sta già “valutando” le conseguenze. Il funerale ha fatto anche crescere la tensione nei Balcani: la Bosnia-Erzegovina ha espulso due diplomatici serbi ed ha ridotto al minimo la propria presenza diplomatica a Belgrado, mentre il ministro degli Esteri Elmedin Konaković ha avvertito: “Se potessi, interromperei immediatamente le relazioni diplomatiche con la Serbia”.

Il giudizio politico è arrivato anche dai massimi livelli. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa hanno definito “profondamente deplorevoli” il sostegno e la presenza di alti funzionari serbi alle esequie. Quanto accaduto, hanno avvertito, dimostra “l’incapacità di affrontare un capitolo oscuro della storia recente dell’Europa” e “contraddice i valori” del percorso della Serbia verso l’Ue. “La glorificazione pubblica di criminali di guerra condannati, come nel caso di Ratko Mladić durante il suo funerale, compromette il processo di riconciliazione”, ha rincarato la presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola. Non ci può essere revisionismo, negazione del genocidio od onore per i perpetratori, ha avvertito l’Alta rappresentante Kaja Kallas: “Il percorso della Serbia verso l’Ue richiede un impegno inequivocabile verso i valori fondamentali europei e la verità storica”.

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Lorenzo Briotti