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Trump all’Onu: “Con l’Iran o un accordo o li anniento. Mentre gli altri parlavano di pace io l’ho realizzata”

Donald Trump lancia l’ennesima sfida ai leader mondiali dal palco all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Come un ciclone il presidente ne ha per tutti tranne che per la sua America, “più forte che mai” e dove “l’età dell’oro” per lui è ormai una realtà.

E se a Vladimir Putin si rivolge chiedendogli di mettere fine alla guerra in Ucraina, all’Iran lancia l’ennesimo ultimatum: “O l’accordo dopo le midterm o li anniento”. Poi l’attacco a Cuba, “uno Stato fallito che cadrà”, con la delegazione dell’Avana che alle sue parole abbandona l’aula.

In un discorso dai toni decisi e aggressivi, il commander-in-chief ha imposto la sua visione tutta improntata sulla dottrina dell’America First e difeso ad oltranza la sua politica estera. Al Palazzo di Vetro, era arrivato dopo le nove del mattino, accompagnato dalla First Lady Melania. Prima di salire sulla quella scala mobile che l’anno scorso l’aveva fatto infuriare, il presidente ha colto l’occasione per attaccare ancora una volta la Cnn, presente ai lavori dell’Onu ma bloccata dall’accesso alla Casa Bianca. “Non dovrebbe essere qui”, ha tagliato corto prima di rispondere a una domanda su quale fosse il suo messaggio a Putin. “Mettere fine alla guerra”, ha affermato prima di perdersi nei corridoi del Palazzo di Vetro, prima del suo intervento e del previsto bilaterale con Volodymyr Zelensky.

“Devo decidere se attaccare l’Iran o fare un accordo”

Sul palco dell’assemblea è salito dopo le 10 e ha tenuto banco per quasi 40 minuti elencando tutti i record della sua amministrazione, dall’economia all’immigrazione, prima di dedicarsi alla politica estera. “Devo decidere se annientare l’Iran o fare un accordo. E se li devo annientare, lo farò rapidamente. Ma sono convinto che faranno l’accordo dopo le elezioni”, ha tuonato, mostrando di preferire ancora una volta i toni minacciosi alla diplomazia.

Poi però ha confermato che Steve Witkoff e Jared Kushner hanno incontrato i negoziatori iraniani. Fra loro il ministro degli Esteri Abbas Araghchi che ha illustrato agli inviati del presidente le condizioni di Teheran per la riapertura dello Stretto di Hormuz, ovvero – riferisce l’agenzia statale Irib – “l’immediata revoca del blocco navale Usa, il rapido sblocco di tutti i beni iraniani congelati e la fine della guerra su tutti i fronti della resistenza”. “Troppi hanno preferito ignorare” per anni la minaccia iraniana – ha puntato il dito – “ma non io, che da quando mi sono insediato ho mostrato il mio impegno incrollabile al non far avere” a Teheran l’arma nucleare: “Mentre altri parlavano, io ho agito. Mentre altri parlavano di pace, io l’ho realizzata. Mentre altri ignoravano le minacce, io le ho affrontate”.

Le otto guerre risolte e il conflitto ucraino

Fra le otto guerre che ripete di aver risolto non c’è però il conflitto fra Russia e Ucraina. “La pace si farà prima di quanto si pensi”, ha ripetuto, assicurando ancora una volta che una soluzione sarà trovata. E per provare ad accelerare Trump ha incontrato Zelensky con il quale, ha ammesso, ci sono “rapporti molto stretti”. Il presidente ucraino gli ha chiesto di sollevare il tema della Russia con Xi Jinping, atteso a breve alla Casa Bianca. Dal palco dell’Onu il commander-in-chief si è poi detto soddisfatto dell’accordo con la Groenlandia, dove gli Stati Uniti intendono costruire due basi. E ha anche lanciato il suo avvertimento all’America Latina, parte di quell’emisfero occidentale di cui gli Stati Uniti di Trump si sentono ‘responsabili’ sulla base della dottrina ‘Donroe’.

“Cuba è uno stato fallito e cadrà”

Cuba “è uno stato fallito e cadrà”, ha detto senza mezzi termini. I cartelli della droga sono come “l’Isis” e il Messico è l’epicentro della violenza dei cartelli. È inaccettabile per gli Stati Uniti condividere migliaia di chilometri di confine con un territorio controllato da cartelli nemici”, ha messo in evidenza, minacciando l’uso della “potenza militare” americana per tutelare gli interessi a stelle e strisce nel continente.

La “superintelligenza” e la negazione dei cambiamenti climatici

Trump si è quindi scagliato contro la Corte Penale Internazionale, invitando tutti a prenderne le distanze. E se l’è presa contro tutti coloro che lanciano l’allarme sullo sviluppo sull’intelligenza artificiale, che lui vuole ribattezzare “superintelligenza”. Gli allarmismi sono una “bufala”, come quella del cambiamento climatico, ha detto, ribadendo la contrarietà degli Stati Uniti alla regolamentazione dell’Ia.

Le ultime critiche le ha riservate all’Onu, da anni uno dei bersagli preferiti del presidente. Ha accusato l’organizzazione di promuovere un’agenda “radicale di sinistra”. Ma grazie a me, ha notato, non è riuscita a “infrangere la sovranità degli Stati Uniti e a imporsi sugli americani”.

Published by
Lorenzo Briotti