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Trump prima minaccia sanzioni a chi importa il petrolio a Cuba poi la dichiarazione a sorpresa: “Penso che faremo un accordo con l’Avana”

“Stiamo parlando con le persone ai massimi livelli di Cuba. Vediamo cosa succede. Penso che troveremo un accordo con Cuba”. Lo ha detto Donald Trump parlando dalla sua residenza di Mar-a-Lago in Florida.

Le parole di Trump arrivano dopo aver minacciato, nei giorni scorsi, il regime cubano, firmando un ordine esecutivo che autorizza l’imposizione di dazi ai Paesi che vendono o forniscono petrolio a Cuba. La minaccia è rivolta agli alleati storici come Cina e Russia ma anche Messico e Brasile.

Il tycoon ha spiegato: “No, non sto cercando di strangolare Cuba ma penso che non riuscirà a sopravvivere”.  Durissimo il commento del presidente dell’isola caraibica: “Questa nuova misura – ha scritto su X il presidente di Cuba, Miguel Díaz-Canel – dimostra la natura fascista, criminale e genocida di una cricca che ha dirottato gli interessi del popolo americano per un tornaconto puramente personale”.

Ma il giro di vite di Washington sull’Avana non piace per nulla proprio al Messico, uno dei Paesi che potrebbe subire i nuovi dazi Usa. Per la presidente Claudia Sheinbaum, l’interruzione delle forniture energetiche a Cuba scatenerebbe “una crisi umanitaria di grande portata”, colpendo servizi vitali come ospedali e alimentazione. Nonostante la pressione di Washington, Sheinbaum ha quindi assicurato che il Messico “cercherà alternative, senza mettere a rischio il Paese” per continuare ad aiutare il popolo cubano in questo momento difficile, mantenendo fede alla tradizione di solidarietà internazionale. Sostegno anche dal Brasile di Lula.

Contro la decisione di Trump anche il Venezuela, che ha aperto il proprio mercato petrolifero alle compagnie Usa: “Qualsiasi misura volta a limitare o condizionare lo scambio di beni e servizi e la libertà degli Stati a decidere sovranamente i suoi soci commerciali è in violazione del diritto internazionale”, è il giudizio del ministro degli Esteri, Yván Gil. Per la Russia,  le misure contro Cuba sono invece “assolutamente inaccettabili”. Temono che scoppi il caos anche i vescovi cubani.

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Lorenzo Briotti