Cronaca

Allenatore offende ragazze e istiga a violenza, squalificato per 4 anni

Avrebbe rivolto “frasi offensive, irriguardose e lesive della dignità e dell’autostima” nei confronti delle giocatrici di calcio che allenava. Parole contenenti anche “allusioni sessualmente esplicite e di carattere discriminatorio”. Non solo: avrebbe inoltre esortato tre delle calciatrici da lui allenate a procurare un infortunio ad una loro compagna di squadra. Queste le accuse rivolte a un allenatore di calcio del settore femminile, all’epoca dei fatti tecnico di un club di Prato, nella stagione 2024/25. Per lui la Corte federale d’Appello ha confermato nelle scorse settimane  la squalifica di quattro anni, emessa in primo grado. Lo scrivono i quotidiani La Nazione e Il Tirreno. Disposta dalla Corte anche una squalifica di sei mesi per il presidente del club e il responsabile societario del safeguarding, anche lui accusato di non aver attuato azioni preventive di controllo.

All’allenatore squalificato è stato contestato di aver chiesto a tre calciatrici, il 18 novembre 2024, di “commettere una condotta illecita, nello specifico di procurare alla loro compagna di squadra un grave infortunio (‘spaccare una gamba’) e, a seguito del loro netto rifiuto, di aver chiesto alle medesime calciatrici di isolarla progressivamente dal gruppo squadra per indurla ad abbandonare lo stesso, giustificando tali richieste con la finalità di impedirle di svolgere l’attività sportiva e così di porre termine ad asserite pressioni subìte dal consulente e sponsor della società nonché genitore della predetta calciatrice, affinché quest’ultima venisse schierata come titolare”.

Da parte sua, l’allenatore aveva citato la testimonianza di una calciatrice che smentiva quanto detto dalle tre compagne, ma i giudici non l’avrebbero ritenuta credibili. L’uomo, nel frattempo si era dimesso da tecnico. “Personalmente non ho mai assistito a comportamenti scorretti dell’allenatore – spiega il presidente, riportano i quotidiani -. Mi rimetto a quello che è scritto nella sentenza. Siamo stati noi a segnalare il caso alla giustizia sportiva. Noi credevamo che il genitore della ragazza, in quanto parte attiva della componente femminile del club (anche se non è tesserato, ndr), stesse rappresentando con quell’esposto anche la volontà” del club “di chiedere di indagare sull’accaduto. Tra l’altro lo stesso genitore ha sempre detto anche in circostanze ufficiali di avere agito per conto della nostra società”.

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Silvia Di Pasquale