Attentato a Sigfrido Ranucci, quattro arresti: individuato il commando che agì su commissione (foto dal web) - Blitz quotidiano
Svolta nelle indagini sull’attentato che nell’autunno dello scorso anno colpì il giornalista Sigfrido Ranucci nei pressi di Torvaianica. All’alba di martedì i carabinieri hanno eseguito quattro misure cautelari nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti coinvolti nell’azione criminale. Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di detenzione, porto in luogo pubblico e utilizzo di ordigno esplosivo, oltre che di minaccia e danneggiamento.
Le contestazioni sono aggravate dall’aver agito in un gruppo composto da più di cinque persone e con modalità riconducibili a un contesto di tipo mafioso. L’operazione rappresenta un importante sviluppo investigativo in un caso che aveva suscitato forte preoccupazione per la gravità dell’episodio e per il bersaglio scelto.
L’ordigno era stato fatto esplodere davanti al cancello dell’abitazione di Ranucci, causando la completa distruzione delle due automobili parcheggiate all’interno della proprietà e provocando danni significativi anche al muro perimetrale.
Secondo quanto emerso dagli accertamenti, gli autori dell’attentato avrebbero utilizzato esplosivi da cava ad alto potenziale, in particolare la cosiddetta “gelatina da cava”, definita “materiale obsoleto ma dalla straordinaria capacità distruttiva, indicativo di una rete illecita di approvvigionamento di materiale esplodente”. Gli investigatori ritengono che la disponibilità di un simile materiale confermi l’esistenza di canali illegali per il reperimento di esplosivi particolarmente pericolosi.
Le indagini hanno inoltre consentito di ricostruire gli spostamenti del gruppo che avrebbe materialmente eseguito l’attentato. Fondamentale è stato il tracciamento di una Fiat 500 X noleggiata in Campania e successivamente individuata lungo la via Pontina grazie all’incrocio di diversi elementi investigativi, tra cui i dati delle celle telefoniche.
Gli inquirenti ritengono che il commando abbia agito su commissione, con l’obiettivo di compiere un favore a terzi in cambio di un compenso economico. Gli accertamenti avrebbero inoltre evidenziato il ruolo dei presunti mandanti, che avrebbero fornito agli esecutori denaro, schede telefoniche dedicate e assistenza legale, arrivando persino a pianificare un’eventuale fuga all’estero.
Gli investigatori hanno rilevato anche tentativi di depistaggio finalizzati a ostacolare l’attività d’indagine. Nell’ambito dell’inchiesta risultano presenti ulteriori persone indagate e, nella mattinata di martedì, sono state eseguite numerose perquisizioni domiciliari per acquisire ulteriori elementi utili alla ricostruzione dei fatti.