Cronaca

Dai pipistrelli di Wuhan ai topi della Patagonia: così un nuovo virus potrebbe essere partito da una discarica

Nel 2012 il giornalista scientifico David Quammen pubblicò “Spillover”, un libro destinato a diventare un punto di riferimento per comprendere l’origine delle grandi epidemie moderne. La sua teoria sosteneva che molti virus animali, in particolari condizioni, possono compiere il cosiddetto “salto di specie” e adattarsi all’uomo. Un fenomeno che Quammen definiva “evento di spillover”.

Otto anni dopo, nel 2020, la pandemia di Covid sembrò confermare quella previsione. Secondo le ricostruzioni scientifiche più diffuse, il SARS-CoV-2 avrebbe avuto origine nei pipistrelli del genere Rhinolophus, i cosiddetti pipistrelli a ferro di cavallo, considerati il serbatoio naturale del coronavirus. Il virus sarebbe poi passato all’uomo attraverso un animale intermedio presente nei mercati di animali vivi di Wuhan.

Ora, a distanza di anni, un episodio registrato in Argentina riporta al centro il tema dello spillover. Questa volta però non ci sono pipistrelli, ma un piccolo roditore selvatico che vive tra cespugli, terreni umidi e discariche della Patagonia.

Il colilargo e il rischio hantavirus

Il protagonista involontario della vicenda è l’“Oligoryzomys longicaudatus”, noto localmente come colilargo. Si tratta di un roditore di appena trenta grammi, dal pelo marrone chiaro e con una lunga coda che può superare la dimensione del corpo. Vive tra Cile e Argentina meridionale ed è parte integrante dell’ecosistema locale.

Il colilargo ospita da generazioni la variante Andes dell’hantavirus senza sviluppare sintomi evidenti. Il virus si trasmette tra gli animali soprattutto nei momenti di contatto ravvicinato, come combattimenti e accoppiamenti.

Il problema nasce quando urine, saliva o feci dei roditori contaminano ambienti chiusi o polverosi. In questi luoghi le particelle virali possono restare sospese nell’aria ed essere inalate dall’uomo. È proprio questa l’ipotesi al centro del nuovo focolaio argentino.

Secondo le ricostruzioni, l’ornitologo olandese Leo Schilperoord potrebbe aver contratto il virus durante una visita a una discarica di Ushuaia, entrando inconsapevolmente in contatto con particelle lasciate dai roditori infetti.

Dai pipistrelli di Wuhan ai topi della Patagonia: così un nuovo virus potrebbe essere partito da una discarica (foto dal web) – Blitz quotidiano

Il caracara di Darwin e la discarica di Ushuaia

A rendere ancora più singolare la vicenda è il motivo che avrebbe portato l’ornitologo nella discarica: osservare il raro caracara di Darwin. Conosciuto scientificamente come “Phalcoboenus australis”, questo falconide nero dalle zampe arancioni è celebre per la sua curiosità verso l’uomo. Charles Darwin lo descrisse nei suoi diari di viaggio del 1833 raccontando come questi uccelli si avvicinassero senza paura agli esploratori, arrivando persino a rubare oggetti dagli accampamenti.

Il caracara vive spesso vicino alle discariche perché si nutre di carogne, insetti, uova e rifiuti. Pur non essendo portatore dell’hantavirus, frequenta gli stessi ambienti in cui prosperano i colilargos.

Proprio questa sovrapposizione di habitat tra uomo, fauna selvatica e rifiuti urbani rappresenta uno dei principali fattori di rischio per nuovi eventi di spillover. Gli esperti sottolineano infatti come la crescente invasione degli ecosistemi naturali e il contatto sempre più ravvicinato con animali selvatici aumentino la probabilità che virus presenti in natura trovino nuovi ospiti umani.

Un campanello d’allarme per la salute globale

Il caso argentino non viene al momento paragonato alla portata della pandemia di Covid, ma rappresenta comunque un nuovo segnale d’allarme per la comunità scientifica internazionale.

Le malattie zoonotiche, cioè quelle trasmesse dagli animali all’uomo, continuano infatti a rappresentare una delle principali minacce sanitarie globali. Discariche, mercati di animali vivi, deforestazione e cambiamenti climatici modificano continuamente gli equilibri tra specie, creando condizioni favorevoli alla diffusione di nuovi patogeni.

La storia del colilargo e del caracara mostra ancora una volta quanto possa essere sottile il confine tra natura e salute pubblica. A volte basta un viaggio, una discarica e un animale osservato da vicino perché un virus invisibile trovi la strada verso l’uomo.

Published by
Filippo Limoncelli