Delitto Yara Gambirasio, Bossetti a Porta a Porta: "Vorrei sapere anche io chi l'ha uccisa. Mai fatte ricerche porno sulle 13enne" (foto da video) - Blitz quotidiano
“Vorrei sapere anche io chi l’ha uccisa”. Con queste parole Massimo Bossetti risponde a Bruno Vespa dal carcere di Bollate, dove sta scontando l’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio. È uno dei momenti più forti della puntata speciale di Porta a Porta andata in onda il 21 gennaio su Rai1, realizzata per celebrare i trent’anni della trasmissione. Per l’occasione, il conduttore ha scelto di tornare su alcune delle vicende giudiziarie più emblematiche del Paese, riportando al centro dell’attenzione il caso di Brembate di Sopra.
Nel primo estratto dell’intervista, diffuso in anticipo rispetto alla messa in onda integrale, Vespa entra subito nel cuore del racconto. “Signor Bossetti, se non è stato lei ad uccidere Yara Gambirasio, chi è stato?”, chiede il giornalista. La risposta dell’ex muratore è immediata e ricalca la linea difensiva sostenuta fin dall’inizio del processo, senza esitazioni o tentennamenti.
Il confronto si sposta poi su uno degli elementi più discussi dell’inchiesta: il contenuto del computer di casa Bossetti. Vespa ricorda che Yara aveva solo 13 anni e richiama le ricerche pornografiche emerse dagli accertamenti, tra cui una con riferimento esplicito a una “13enne”, nello specifico “13enni per sesso vergini”. Bossetti non nega la presenza di materiale pornografico, ma respinge con decisione quella particolare ricerca.
L’uomo si definisce “negato a livello informatico” e spiega che lui e la moglie frequentavano quei siti per semplice curiosità. “Non so come sia potuta venire fuori una ricerca del genere, non so spiegarmelo”, afferma, ribadendo che né lui né la moglie avrebbero mai cercato consapevolmente contenuti legati a minori. Dichiarazioni che tornano a riaccendere uno dei punti più controversi del processo, già ampiamente dibattuto nelle aule di giustizia.
L’intervista integrale andrà in onda questa sera, 22 gennaio, ma l’anticipazione ha già riaperto il confronto su una vicenda che continua a dividere l’opinione pubblica. Prima dell’arresto, Massimo Bossetti, nato nel 1973 e residente a Mapello, in provincia di Bergamo, conduceva una vita considerata ordinaria: operaio edile, padre di tre figli, senza precedenti penali.
Yara Gambirasio scomparve il 26 novembre 2010 al termine di un allenamento di ginnastica ritmica. Il suo corpo venne ritrovato tre mesi dopo, il 26 febbraio 2011, in un campo a Chignolo d’Isola. Le indagini ruotarono attorno a una traccia genetica maschile rinvenuta sugli indumenti della ragazza, identificata come “Ignoto 1”. Dopo anni di analisi e migliaia di campioni esaminati, quella traccia venne attribuita a Bossetti, arrestato nel 2014. La condanna all’ergastolo, confermata in tutti i gradi di giudizio, ha chiuso il percorso processuale, ma non le polemiche.