Cronaca

Dad, gli studenti dicono no: il 65% rifiuta il ritorno alle lezioni online

La maggior parte degli studenti italiani non vuole tornare alla didattica a distanza. È quanto emerge da un sondaggio realizzato dal portale Skuola.net su oltre 1.500 ragazzi, che ha analizzato l’opinione dei giovani rispetto all’ipotesi di riportare le lezioni online a causa del caro-benzina.

Il risultato è netto: il 65% degli intervistati si è dichiarato contrario a un ritorno della DaD, segno evidente di quanto l’esperienza vissuta durante la pandemia abbia lasciato un segno profondo nella Generazione Z. Per molti studenti, infatti, le lezioni da casa rappresentano ancora un ricordo negativo, legato a isolamento, difficoltà di apprendimento e mancanza di contatto umano.

Le numerose reazioni raccolte sui social confermano questo sentimento diffuso: prevalgono stanchezza e frustrazione, con molti ragazzi che si chiedono perché sia ancora una volta la scuola a dover pagare le conseguenze delle crisi economiche globali.

Il sondaggio: studenti contrari al ritorno della DaD

Tra le principali ragioni del rifiuto c’è la percezione che la didattica a distanza sia meno efficace rispetto alle lezioni in presenza. Diversi studenti sottolineano come l’attenzione davanti a uno schermo sia più difficile da mantenere e come l’apprendimento risulti spesso superficiale.

A questo si aggiunge il tema della socialità: molti giovani ricordano i mesi trascorsi in casa durante l’emergenza sanitaria come un periodo difficile, segnato dalla mancanza di relazioni e momenti di condivisione. Il timore è quello di perdere nuovamente esperienze fondamentali per la crescita personale.

Il rifiuto della DaD, quindi, non riguarda solo l’aspetto didattico, ma anche quello emotivo e relazionale, considerato centrale nel percorso scolastico.

Una minoranza favorevole per motivi economici

Nonostante la netta prevalenza dei contrari, esiste una quota significativa di studenti – pari al 35% – che vedrebbe di buon occhio un ritorno alle lezioni online. In questo caso, le motivazioni sono soprattutto di tipo economico.

Per molti pendolari, infatti, l’aumento dei costi dei carburanti e dei trasporti rappresenta un peso sempre più difficile da sostenere per le famiglie. Restare a casa significherebbe ridurre spese importanti legate agli spostamenti quotidiani.

Altri studenti evidenziano anche vantaggi pratici, come la possibilità di dormire di più, evitare disagi legati al freddo o ai mezzi pubblici e ridurre l’impatto ambientale. Per questa parte di giovani, l’attuale crisi energetica potrebbe rappresentare un’occasione per ripensare il modello scolastico in chiave più flessibile e ibrida.

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Filippo Limoncelli