Famiglia nel bosco, chiesta la revoca della sospensione della responsabilità genitoriale. Lo psicologo: "I bambini stanno male" (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
I legali della famiglia nel bosco di Palmoli hanno presentato la richiesta di revoca del provvedimento di sospensione della responsabilità genitoriale. L’istanza è stata corredata da una relazione tecnica prodotta dal neuropsichiatra e psicologo Tonino Cantelmi. “Abbiamo visionato un centinaio di file relativi a foto e video che riguardano i bambini – ha dichiarato Cantelmi all’Ansa -. Tutta questa imponente documentazione è scioccante: i bambini soffrono e stanno male. Abbiamo allegato per il Tribunale otto file di foto digitali e due video, più due disegni dei bambini. La documentazione, che comunque ci rendiamo disponibili a consegnare tutta se necessario, è inequivocabile: solo per il servizio sociale il dolore dei bimbi è invisibile”.
Nessuno ha mai impedito a mamma Catherine di raggiungere i propri figli. Né, tantomeno, è mai stata chiusa quella porta che i legali identificano come la causa del “dolore” e dei “traumi” dei minori, da quasi tre mesi ormai lontani dal loro ‘casolare nel bosco‘. In un duro comunicato la dirigenza della casa famiglia nella quale sono ospitati i bambini ha replicato alle informazioni diffuse in questi giorni secondo cui sarebbe stata negata la possibilità a Catherine, che vive al secondo piano della struttura, di raggiungere i figli al piano terra, soprattutto di notte.
Un presunto divieto che, come ha ammesso la stessa donna in lacrime venerdì scorso, causa dolore a lei e ai suoi figli. “La madre, ha spiegato la struttura, non ha mai trovato la porta chiusa dal lato a lei accessibile e non le è mai stato impedito dal personale di raggiungere i figli in qualsiasi momento, anche nelle ore notturne. È accaduto diverse sere, infatti (e sta accadendo ancora spesso) che la madre sia scesa dai figli e sia rimasta a dormire con loro, o li abbia portati nel suo appartamento, posto al secondo piano”.
La casa famiglia ha spiegato ancora che “la porta in questione è dotata di maniglione antipanico, che consente sempre l’apertura dall’interno della scala, che nessuno può chiudere. Non si tratta della porta delle camere dei minori e non è mai stata utilizzata per ‘chiudere a chiave i bambini la notte’, come irresponsabilmente riportato da alcune ricostruzioni giornalistiche”. La porta, ha aggiunto la casa famiglia, è stata chiusa in un’occasione “a tutela dell’incolumità fisica dei tre bambini che “eludendo la supervisione educativa, avevano iniziato a salire ai piani superiori, dove sono presenti scale, finestre, terrazze e locali non destinati ai minori, per recarsi dalla madre al secondo piano”.
Nello stesso comunicato, poi, la Fondazione che gestisce la casa d’accoglienza ha smentito anche le parole di una presunta ex dipendente che, in un’intervista tv, aveva parlato delle condizioni di Catherine “tenuta al 41 bis”. “La signora non è una ‘ex operatrice della Casa Accoglienza recentemente andata in pensione’ come lasciato intendere nel servizio televisivo. L’ultimo rapporto contrattuale risale al 2013. Da allora la signora non ha più avuto alcun rapporto con la casa accoglienza, né come lavoratrice né come visitatrice”.
Le dichiarazioni della casa famiglia arrivano alla vigilia di una settimana che vedrà la coppia anglo-australiana ancora davanti agli psicologi del tribunale per l’ultima seduta valutativa, dopo che l’ultima è stata interrotta proprio per lo stato di fragilità di mamma Catherine.