Il deputato del M5S, Dario Carotenuto, al suo rientro a Fiumicino (Foto Ansa) - Blitz Quotidiano
“Durante la deposizione mi hanno tolto i pantaloni col portafoglio e non me li hanno ridati. E poi abbiamo preso botte, ho visto anche donne colpite. Questo succede perché Israele è protetto dai governi di mezza Europa compreso il nostro”. Così il giornalista de Il Fatto Alessandro Mantovani al suo arrivo all’aeroporto di Fiumicino insieme al deputato del M5S, Dario Carotenuto. Durante l’abbordaggio, racconta il giornalista, “hanno sparato due volte con dei proiettili di non so che tipo sulla barca e non solo a noi”. “Siamo stati portati all’aeroporto Ben Gurion con le manette e le catene alle caviglie e poi ci hanno imbarcato su un aereo per Atene, dove ci siamo sentiti bene”, aggiunge Mantovani.
“Volevo essere un testimone di quello che accadeva e cercare di proteggere i ragazzi. Mi spiace che siano ancora là loro. Ci hanno diviso in un momento pesante. Ci hanno chiamato a me e Mantovani, per numero di matricola, con i mitra spianati: ci hanno chiesto di avanzare con le mani alzate, fuori dai container, e poi di girarci. Sono stati forse i secondi più lunghi della mia vita: poi ci hanno preso per il collo e ci hanno diviso. Non ho più saputo più nulla degli altri compagni”. Così è prosegue la testimonianza del deputato del M5S.
“Ho sentito l’Unita’ di Crisi della Farnesina – ha aggiunto Carotenuto – li voglio ringraziare, hanno fatto quello che potevano. Ma è la politica che non fa abbastanza. Ho saputo di Mattarella stanotte alle 3 dall’ambasciatore italiano in Grecia e lo ringrazio. Non avevamo notizie di alcun tipo e non potevamo comunicare. Mi hanno privato anche del portafoglio in Israele e me lo hanno ridato nel bagaglio in stiva che doveva arrivare direttamente a Roma, neanche ad Atene. Torture fino alla fine. Tutte le istituzioni dovrebbero cogliere questo segnale di pace e di speranza per un futuro migliore: stiamo offrendo solo prospettive di guerra. Questi ragazzi stanno invece piantando semi di pace”, ha concluso, abbracciato dai colleghi deputati.