Cronaca

Ha un malore ed entra in un bar per chiedere dell’acqua, il proprietario la violenta nel seminterrato

Si è concluso con una condanna a sei anni di reclusione il processo di primo grado a carico del barista accusato di aver sequestrato e violentato una donna all’interno del suo locale di viale Eritrea, nel quartiere Africano di Roma. Il gup del tribunale capitolino, al termine del rito abbreviato, ha riconosciuto il 28enne colpevole di violenza sessuale, sequestro di persona e lesioni, confermando l’impianto accusatorio della procura.

I fatti risalgono al 29 maggio 2025. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la vittima, una donna romana di 49 anni, stava rientrando a casa quando ha accusato un malore dovuto probabilmente al caldo e a un calo di pressione. In cerca di aiuto, è entrata in un bar della zona per chiedere un bicchiere d’acqua. Il titolare si sarebbe offerto di accompagnarla ai servizi igienici situati nel seminterrato del locale, ma una volta scesi al piano inferiore l’avrebbe bloccata e costretta a subire abusi sessuali.

Per circa un’ora la donna sarebbe rimasta intrappolata nel locale, tentando più volte di liberarsi. Nella colluttazione ha riportato anche alcune ferite, tra cui una contusione al capo. Alla fine è riuscita a divincolarsi, a fuggire in strada e a chiedere aiuto ai passanti. Sul posto intervennero immediatamente i Carabinieri della compagnia Parioli e del Nucleo investigativo, che arrestarono poco dopo il giovane gestore del bar.

Determinanti, nel processo, sono stati il racconto della vittima, i referti medici e le testimonianze raccolte dagli inquirenti, che hanno escluso qualsiasi ipotesi di rapporto consensuale. Parte civile anche alcune associazioni antiviolenza, tra cui “Insieme a Marianna” e l’Associazione italiana vittime vulnerabili di reato.

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Francesca Ripoli