Cronaca

I cecchini del weekend a Sarajevo, le pallottole trasformate in macabri trofei: azzurre o rosa per i bambini, rosse o gialle per gli adulti

Le pallottole, prima di tutto. E poi i bossoli, trasformati in trofei con fiocchi colorati per indicare chi era stato colpito: “azzurro o rosa per un bambino-bambina… rosso per uomo… giallo se donna”. Da qui prende forma uno dei racconti più agghiaccianti emersi dalla guerra nei Balcani negli anni ’90: viaggi organizzati per permettere a civili italiani di sparare contro altri civili durante l’assedio di Sarajevo.

La ricostruzione de Il Giorno è emersa a margine della presentazione del libro I cecchini del weekend di Ezio Gavazzeni e restituisce uno scenario disturbante e ancora oggi oggetto di indagine. Secondo testimonianze raccolte negli anni e tornate al centro di una nuova inchiesta, esisteva una rete capace di reclutare partecipanti disposti a pagare cifre altissime per unirsi alle milizie e trasformare la guerra in un “gioco” crudele. Le trasferte partivano dall’Italia, spesso nel fine settimana, e venivano presentate come esperienze adrenaliniche, una caccia diversa dalle altre. “Una montagna di soldi” in contanti, racconta una fonte, alimentava il sistema.

I partecipanti venivano chiamati “arcieri”, mentre le vittime erano ridotte a bersagli. C’era chi lo faceva per noia, chi per esaltazione, chi – secondo alcuni racconti – arrivava persino a vantarsene anni dopo. Oggi quei frammenti, tra testimonianze e riscontri ancora parziali, fanno parte di un’inchiesta della Procura di Milano, che cerca di fare luce su questa pagina oscura di storia recente.

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Gianluca Pace