Cronaca

Mauro Moretti, l’ex ad di Fs e Rfi si costituisce in carcere dopo la condanna per la strage di Viareggio: “Affronterò la galera con la schiena dritta”

Dopo la decisione della Cassazione, che ha reso definitiva la condanna a 5 anni per la strage di Viareggio, Mauro Moretti è in carcere a Orvieto. L’ex Ad di Fs e Rfi si è costituito nella serata di ieri presentandosi di persona nel carcere umbro. “Non posso fare altrimenti, accetto la decisione dei giudici. Rispetto lo Stato” ha detto l’ex amministratore delegato . L’hanno riferite persone a lui vicine che ribadiscono la sua convinzione di essere in carcere da innocente, per aver svolto con correttezza il proprio lavoro.

Al Corriere della Sera, prima di costituirsi Moretti ha detto: “Come sto? Ho raggiunto questo momento in perfetta forma fisica e psichica e ora sono pronto. Questa sentenza pone un precedente pericolosissimo circa la responsabilità dei manager”. Ed ha aggiunto che “quattro anni di condanna sono il termine oltre il quale si va in carcere e, guarda caso, i quattro anni sono stati inflitti anche a me”.

Moretti ha fatto sapere che andrà in cella anche se ha “72 anni” e “senza accampare scuse di salute, perché ho la schiena dritta e la testa alta, come si sa. Vado, e spero che non sia per troppo tempo”. E sull’esperienza in carcere come special advisor del Cnel, incarico a titolo gratuito che lo ha portato a sviluppare progetti di recupero per i detenuti: “Mi rendo utile. Se restassi con le mani in mano impazzirei”.

Mauro Moretti (foto Ansa) – Blitz Quotidiano

Le condanne della Cassazione

a Cassazione ha confermato le condanne inflitte nel processo d’appello ter per la strage ferroviaria di Viareggio, il disastro del 29 giugno 2009 in cui morirono 32 persone e oltre cento rimasero ferite a seguito del deragliamento e della successiva esplosione di un convoglio merci carico di Gpl. Con la decisione della Suprema Corte è diventata definitiva la condanna per Mauro Moretti e sono state passate in giudicato altre 10 posizioni. Per tutti l’accusa è disastro ferroviario colposo e per Moretti c’è anche l’accusa di incendio. “Sono indignata da questa sentenza perché profondamente ingiusta”, ha commentato il difensore dell’ex manager, l’avvocata Ambra Giovene, aggiungendo che è “ingiusto per le persone che vengono travolte da questo esito, per alcuna delle quali significa aprire le porte del carcere per un reato colposo, che sicuramente è un fatto gravissimo: ci furono 32 morti e centinaia di feriti. Un reato per il quale l’ingegnere Moretti non è colpevole. Non lo dico io, che sono il suo avvocato, ma le carte”.

É presumibile che il legale, appena sarà possibile, presenterà un’istanza per ottenere gli arresti domiciliari. I giudici della quarta sezione penale hanno sostanzialmente accolto la richiesta della Procura generale, che aveva sollecitato il rigetto di tutti i ricorsi presentati dagli imputati e la conferma integrale delle pene stabilite nel giudizio di appello ter celebrato a Firenze. Chiesta la conferma delle pene anche per gli altri imputati, tra ex dirigenti e tecnici delle società coinvolte nella gestione e nella manutenzione del convoglio deragliato.

La sentenza chiude uno dei procedimenti giudiziari più lunghi e complessi della storia recente italiana, sviluppatosi attraverso una pluralità di gradi di giudizio e rinvii disposti dalla stessa Cassazione. Nel processo d’appello ter la Corte di Firenze aveva confermato tutte le condanne già pronunciate nel precedente giudizio di secondo grado. I giudici avevano accolto le richieste formulate dalla pubblica accusa, ribadendo la pena per Moretti e confermando anche le altre condanne, comprese tra i sei e i due anni di reclusione, nei confronti degli altri undici imputati. Quel giudizio era stato celebrato dopo un nuovo rinvio disposto dalla Cassazione limitatamente alla determinazione delle pene e agli effetti del riconoscimento delle attenuanti generiche. Nelle motivazioni della sentenza, i giudici fiorentini avevano sottolineato come “l’attività economica merita indubbiamente tutela”, precisando tuttavia che tale tutela “non può prevalere sulla tutela della vita delle persone”.

La Corte aveva inoltre spiegato i criteri seguiti nella rideterminazione delle pene, soffermandosi sul peso attribuito alle attenuanti generiche riconosciute agli imputati. Secondo i giudici, la riduzione della pena nella misura di un nono rispetto alla pena base consentiva di mantenere “il necessario equilibrio” tra il riconoscimento di una circostanza attenuante di rilievo, rappresentata dal risarcimento dei danni alle vittime e ai loro familiari, e la necessità di applicare una sanzione adeguata alla straordinaria gravità della vicenda. Nelle motivazioni si evidenziava infatti che quel risarcimento, pur significativo e riferito a una platea molto ampia di danneggiati, era avvenuto in forma tardiva ed era stato effettuato da un soggetto terzo. A fronte di ciò, la Corte aveva richiamato la “gravità eccezionale delle condotte di reato accertate” e la “gravità eccezionale dei danni conseguenti ai reati” per cui si procedeva. Con la pronuncia della Suprema Corte diventano ora definitive le responsabilità accertate nei confronti di Moretti e degli altri imputati per una delle più gravi tragedie ferroviarie avvenute in Italia negli ultimi decenni.

Published by
Lorenzo Briotti