Neonati morti, Chiara Petrolini si difende: "Non ho mai voluto fare del male ai miei bambini" (foto ANSA) - Blitz quotidiano
“Sono stata anche descritta come un’assassina, come una madre che uccide i suoi figli, ma non sono questo. Io non ho mai voluto fare del male ai miei bambini”. Con queste parole Chiara Petrolini ha iniziato le sue dichiarazioni spontanee davanti alla Corte di assise di Parma, che la sta processando per l’omicidio premeditato e la soppressione dei cadaveri dei suoi due figli neonati, partoriti a maggio 2023 e agosto 2024.
La giovane ha parlato per circa sette minuti. La sua voce è stata descritta come monocorde e ha letto le sue parole da un foglio, con una sola breve interruzione durante l’intervento. Nel suo racconto ha voluto ribadire il legame con i due bambini: “Quei bambini erano parte di me, non gli avrei mai fatto del male, è una sofferenza che distrugge dentro”. Nel corso della dichiarazione ha anche sostenuto di non essere stata consapevole della gravidanza e ha riconosciuto alcuni errori: “Ho sbagliato, ma in quel momento volevo tenere i bambini vicino a me”.
Le parole della giovane sono arrivate prima dell’inizio della requisitoria della Procura, in un’aula segnata dalla forte attenzione sul caso che negli ultimi mesi ha suscitato grande discussione pubblica.
Durante l’intervento, Chiara Petrolini ha parlato anche della propria vita e di come si sentiva prima dei fatti. “Molti qui fuori mi hanno descritto come una brava ragazza, con la famiglia, amici, un ragazzo, che lavorava e studiava, ma questa era solo apparenza. Dentro mi sentivo sola anche quando non lo ero davvero. Era uno spazio vuoto che nessuno riusciva a riempire. Un malessere che mi accompagnava in tutte le mie giornate, mi sentivo sbagliata e giudicata”.
La giovane ha spiegato che l’immagine che gli altri avevano di lei non corrispondeva al suo stato interiore. “Ci tengo a partire raccontando chi sono veramente. Certamente molti hanno raccontato chi sono, che vita facevo, che ragazza ero, ma penso che nessuno meglio di me oggi può dire chi sono”.
Ripercorrendo il proprio percorso personale ha aggiunto: “Se mi aveste chiesto un anno fa chi ero, molto probabilmente mi sarei descritta con poche semplici parole, senza andare nel profondo; oggi, grazie soprattutto al percorso che sto facendo, sto imparando a conoscermi meglio e, soprattutto, ad ascoltarmi”.
Secondo quanto raccontato in aula, la solitudine non dipendeva dalla mancanza di persone attorno a lei: “Non era una solitudine fatta di assenza di persone, ma di assenza di connessione. È come se dentro di me ci fosse uno spazio vuoto che nessuno riusciva a riempire. Il malessere che provavo era qualcosa di costante, che mi accompagnava in tutte le giornate”.
Una parte centrale della dichiarazione ha riguardato la questione delle gravidanze. “Ho sempre dichiarato che sapevo di essere incinta – ha detto ancora – ma perché mi sembrava l’unica spiegazione possibile. Non ho mai fatto un test di gravidanza, non sono mai stata sicura di esserlo”.
Nel suo racconto ha spiegato di avere avuto momenti di dubbio, ma senza mai arrivare a una reale consapevolezza: “C’erano momenti in cui ci pensavo di più, come quando facevo la doccia e vedevo questa pancia di cui nessuno si accorgeva. Allora facevo le ricerche, ma non ho mai messo in atto niente, non so perché lo facevo, ero stanca e confusa”.
Ha inoltre dichiarato: “Non pensavo di essere incinta, – ha continuato, – nella mia testa dicevo che era impossibile, altrimenti gli altri se ne sarebbero accorti. Per quello mettevo in atto comportamenti come fumare o bere”.
La giovane ha anche sostenuto di non aver avuto segnali evidenti della gravidanza: “Non ho mai avuto una nausea, mai presi farmaci per anticipare il parto, mai sono stata preoccupata di partorire in aereo”.
Parlando del periodo successivo al parto ha raccontato il dolore provato: “Dopo il parto, fisicamente stavo bene, dentro ero distrutta. Nessuno può capire il dolore di perdere un figlio se non gli è mai successo”. E ha aggiunto: “Non vuol dire niente se il giorno dopo sono uscita, sono andata dall’estetista e ho visto i miei amici. Non vuol dire che io non sia stata male, che non ci sto male per aver perso i miei due bambini”.
Le dichiarazioni della giovane sono state seguite dalla requisitoria della Procura di Parma. La pubblico ministero Francesca Arienti, che conduce l’accusa insieme al procuratore Alfonso D’Avino, ha aperto il suo intervento con parole molto dirette: “Siamo qui per la morte di due bambini che non esistono solo sulla carta, sono realmente esistiti. Ecco perché vi mostro l’immagine che abbiamo di Angelo Federico, si trovava in questa posizione”.
Durante la requisitoria è stata mostrata la foto del corpo senza vita del secondo bambino partorito, disseppellito dal giardino della casa di Traversetolo nell’agosto 2024. In aula erano presenti anche i genitori della giovane. Quando l’immagine è stata proiettata, non l’hanno guardata. Il padre ha mostrato particolare commozione, appoggiando la testa tra le braccia, mentre la madre ha voltato lo sguardo.
La pm ha inoltre chiamato i due bambini con i nomi registrati nel certificato di morte: Angelo Federico e Domenico Matteo. Ricostruendo le indagini, la magistrata ha sostenuto che nella giovane “emerge la scelta netta di fare della propria gravidanza una cosa propria, di non manifestarla a nessuno e di mantenere stile di vita incompatibile e dannoso per il nascituro”. Secondo l’accusa, inoltre, nel comportamento dell’imputata “è emersa la tendenza sistematica e pervasiva a mentire”.