Omicidio Pierina Paganelli, perché Louis Dassilva è stato assolto: gli indizi, i dubbi e le piste alternative (foto ANSA) - Blitz quotidiano
La sentenza che ha assolto Louis Dassilva dall’accusa di aver ucciso Pierina Paganelli rappresenta uno dei passaggi più importanti di una vicenda giudiziaria che per mesi ha tenuto alta l’attenzione dell’opinione pubblica. Quando i giudici della Corte d’Assise si sono ritirati in camera di consiglio, avevano davanti un quadro complesso, caratterizzato da numerosi elementi indiziari ma da poche prove considerate definitive.
Lo stesso pubblico ministero Daniele Paci aveva definito il procedimento come un processo “squisitamente indiziario”, sottolineando implicitamente le difficoltà nel raggiungere una condanna all’ergastolo “oltre ogni ragionevole dubbio”. Secondo indiscrezioni emerse dopo il verdetto, soltanto uno dei giudici popolari sarebbe stato inizialmente orientato verso una condanna dell’imputato senegalese, che in passato aveva avuto una relazione extraconiugale con Manuela Bianchi, nuora della vittima.
Dopo circa 16 ore di camera di consiglio, la decisione finale sarebbe stata presa all’unanimità. Per conoscere nel dettaglio le ragioni dell’assoluzione sarà però necessario attendere il deposito delle motivazioni, previsto entro 90 giorni.
Si tratta di un passaggio fondamentale perché potrebbe chiarire molti aspetti ancora irrisolti dell’intera vicenda. “Abbiamo evidenziato l’esistenza di piste alternative”, ha affermato Andrea Guidi, avvocato difensore di Dassilva, che durante il processo ha richiamato anche il caso dell’omicidio di Garlasco e la sentenza d’Appello che riguardò Alberto Stasi.
Fin dalle prime fasi dell’inchiesta, la difesa ha sostenuto che gli investigatori non avessero approfondito sufficientemente altre possibili ipotesi investigative. Una linea che potrebbe continuare a essere centrale anche nei successivi gradi di giudizio.
L’iter giudiziario entra nel vivo il 6 giugno 2024, quando Louis Dassilva viene formalmente iscritto nel registro degli indagati. Fino a quel momento l’attenzione degli investigatori si era concentrata anche su altre persone vicine alla vittima.
Nel corso delle indagini sono emerse però diverse criticità. Gli accertamenti scientifici sui reperti non hanno prodotto i risultati sperati, anche a causa delle condizioni di conservazione che avrebbero compromesso la possibilità di ottenere tracce genetiche utilizzabili.
Un altro punto cruciale riguarda la cosiddetta “Cam 3”, la telecamera della farmacia che secondo l’accusa avrebbe potuto collocare Dassilva sulla scena del delitto. Successivamente, però, il perito nominato dal Tribunale ha escluso che le immagini riprendessero l’imputato la notte dell’omicidio, indebolendo ulteriormente l’impianto accusatorio.
Una svolta significativa arriva il 4 marzo 2025, quando Manuela Bianchi riferisce agli investigatori di aver incontrato Dassilva la mattina del ritrovamento del corpo della suocera. La donna sostiene inoltre di aver ricevuto indicazioni su cosa raccontare alle forze dell’ordine.
Per gli inquirenti il suo racconto è apparso credibile, anche perché compatibile con alcune valutazioni già espresse dal Tribunale del Riesame. Tuttavia le sue dichiarazioni non hanno mai convinto la difesa dell’imputato.
Gli avvocati di Dassilva hanno continuato a sostenere la necessità di approfondire altri filoni investigativi, concentrando l’attenzione proprio su Manuela Bianchi e sul fratello Loris. Una strategia difensiva che puntava a dimostrare l’esistenza di scenari alternativi rispetto a quelli prospettati dall’accusa e che, almeno in questa fase processuale, sembra aver trovato ascolto nella decisione finale della Corte d’Assise.