Cronaca

Parma, disputa sull’eredità milionaria lasciata al cugino prete e ai quattro nipoti. Il sacerdote: “Una parte è solo mia”

La corte d’Appello di Bologna, chiamata ad esprimersi riguardo a una disputa per l’eredità di un uomo morto a Parma nel 2021, ha stabilito che il cugino sacerdote riceverà le quote più consistenti del cospicuo patrimonio lasciato dal parente alla sua morte. Al prete, quindi, andranno tutti i contanti, una polizza da 400mila euro e un quinto del patrimonio immobiliare.

La disputa legale sull’eredità

L’uomo, senza moglie e figli, aveva scritto un testamento olografo che in primo grado era stato interpretato diversamente: i giudici, infatti, avevano inizialmente diviso l’intero patrimonio in cinque parti uguali, tra i nipoti e il parroco, tranne la liquidità sul conto corrente che era andata esclusivamente al cugino sacerdote. Nello specifico, la polizza sulla vita da 400mila euro è stata al centro di un procedimento giudiziario civile giunto ormai al secondo grado di giudizio.

“Pienamente lucido e capace, dichiaro di voler così lasciare i miei beni, dopo la mia morte: a mio cugino sacerdote, che mi ha tanto curato, i miei soldi in banca. La mia casa di Salsomaggiore Terme e tutte le altre proprietà immobiliari dovranno essere suddivise tra mio cugino sacerdote e i miei 4 nipoti di Salsomaggiore Terme”, aveva scritto l’uomo nel suo testamento. Al termine del primo grado, il Tribunale di Parma aveva quindi quindi affidato i soldi presenti sul conto corrente al sacerdote e tutto il resto lo aveva diviso per cinque, tra il parroco e i quattro nipoti.

Parma, disputa sull’eredità milionaria lasciata al cugino prete e ai quattro nipoti. Il sacerdote: “Una parte è solo mia” (Fonte Ansa) Blitz Quotidiano

Per i giudici della corte d’Appello di Bologna, però, i premi nella polizza, una volta versati, non rappresentano più dei soldi, ossia contanti sul conto bancario, bensì vengono valutati come investimenti gestiti dalla compagnia assicuratrice fino al maturare dell’evento che comporta la liquidazione dell’indennizzo. “Le circostanze del caso concreto conducono a ritenere che l’uomo non distinguesse le due forme di disponibilità e non menzionando esplicitamente la polizza volesse includere anche questa, che per il beneficiario si traduceva in un immediato indennizzo in contanti dovuto dalla compagnia assicurazione, nel lascito ereditario dei soldi al cugino sacerdote”, si legge nella sentenza.

“In questo senso depone, anzitutto, la semplicità e laconicità dell’atto testamentario e del riferimento appunto ai soldi (senza riferimento, quindi, né al conto corrente, in cui erano in parte depositati, né alla polizza in cui erano stati investiti) e ai beni immobili, che induce a distaccarsi da un’interpretazione rigorosamente letterale, e tecnica, delle espressioni usate, dando piuttosto rilievo, al di là del lessico adoperato, alla chiara intenzione dell’uomo di ripartire tra tutti gli eredi i beni immobili, e lasciare le liquidità solo al cugino sacerdote, per esprimere una concreta gratitudine a questi per le cure largamente profuse usando la frase ‘che mi ha tanto curato’. La sentenza di primo grado va quindi riformata”. La corte d’Appello ha quindi stabilito che i quattro nipoti dovranno restituire al sacerdote gli 80mila euro che avevano ricevuto a testa dall’assicurazione al termine del primo grado, e infine pagare anche circa 30mila euro di spese legali.

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Giuseppe Avico