Navi nello Stretto di Hormuz (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Torna la tensione tra Usa e Iran con uno scambio reciproco di bombe: da un lato gli Usa che colpiscono obbiettivi militari e città costiere, dall’altro Teheran che colpisce basi in Bahrein e Kuwait.
Tutto è cominciato dopo che nello stretto di Hormuz, in meno di 24 ore, almeno tre navi commerciali, di cui una qatarina e una saudita, sono state colpite mentre erano in transito. Gli attacchi, che hanno causato danni materiali ma non morti o feriti, sono stati attribuiti da fonti Usa e del Golfo all’Iran, che nel frattempo è ancora immerso nelle esequie di massa, iniziate sabato, dell’ex guida suprema Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio in un raid israelo-statunitense.
Da Teheran pare dunque arrivare un messaggio che, nei fatti, comporta una nuova rivendicazione del diritto di controllare lo strategico snodo commerciale che collega i golfi Persico e dell’Oman, dove nelle ultime settimane i traffici sono ripresi tra le tensioni. E ora, dopo esser già stata tra i dossier più delicati dei negoziati che hanno portato a metà giugno all‘intesa preliminare tra Iran e Stati Uniti successiva a mesi di conflitto, la partita legata a Hormuz rischia di diventare di nuovo una questione incendiaria.
Anche perché tra le imbarcazioni prese di mira dai colpi attribuiti alle forze iraniane questa volta c’è la Al Rekayyat, che trasporta gas qatarino. Uno schiaffo agli interessi strategici di Doha accolto non certo con il sorriso nell’emirato affacciato sul golfo Persico, che insieme al Pakistan mediatore è un Paese chiave nelle trattative tra Usa e Iran. “Questo è un inaccettabile attacco alla sicurezza della navigazione marittima internazionale”, ha tuonato in effetti il portavoce ufficiale del ministero degli Esteri del Qatar, Majed Al Ansari. Che ha anche chiesto all’Iran, additandolo come “responsabile pieno sul piano giuridico” dell’attacco, di “porre immediatamente fine a tutte le pratiche che compromettono la sicurezza regionale”.
Dai media internazionali si apprende che la Al Rekayyat, di proprietà della compagnia qatarina Nakilat, è stata colpita sul lato sinistro mentre procedeva nei pressi di Hormuz. A bordo c’è stato un incendio in sala macchine, poi controllato, che secondo Reuters online ha portato il capitano a lanciare il ‘mayday’ e a far temere un’esplosione. Nelle stesse ore, sono anche state colpite una nave saudita, che si ritiene possa essere la superpetroliera Weydan, e una terza imbarcazione di cui, almeno inizialmente, non sono emersi dati più precisi. Pure Riad, come Doha, ha accusato il regime degli ayatollah di aver attaccato una delle sue petroliere.
Il Comando delle Forze armate degli Stati Uniti ha comunicato di aver colpito in Iran oltre 80 obiettivi come risposta immediata all’ultima offensiva iraniana. Il Centcom, in un post sul suo account X ha scritto che “le forze statunitensi hanno colpito i sistemi di difesa aerea iraniani, le reti di comando e controllo, le postazioni radar costiere, le capacità missilistiche antinave e oltre 60 piccole imbarcazioni del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche nello stretto e nelle sue vicinanze al fine di indebolire la capacità dell’Iran di continuare ad attaccare il commercio internazionale che transita attraverso il corridoio commerciale internazionale”. “L’ingiustificata aggressione da parte delle forze iraniane costituisce una chiara e pericolosa violazione del cessate il fuoco e mina la libertà di navigazione”, si legge ancora nel post. Colpite anche le città costiere di Bandar Abbas e Sikut che si affacciano sullo Stretto di Hormuz.
Il ministero degli Esteri iraniano ha intanto dichiarato che sarebbero stati gli Stati Uniti a violare ripetutamente il memorandum d’intesa concordato. Le Guardie Rivoluzionarie hanno per questa ragione dichiarato di aver colpito decine di installazioni militari statunitensi in Bahrein e Kuwait in risposta agli attacchi americani, secondo un comunicato diffuso dall’emittente statale IRIB. “In una prima risposta a questa aggressione, la Marina e le Forze Aerospaziali delle Guardie Rivoluzionarie hanno condotto un’operazione con missili e droni, colpendo 85 installazioni militari statunitensi chiave” nei due Paesi, e abbattendo un drone MQ-9, si legge nel comunicato.
L’esercito iraniano ha poi aggiunto di aver lanciato un attacco con droni contro le forze statunitensi nella base aerea di Sheikh Isa in Bahrein nelle prime ore di oggi, “a seguito degli attacchi ostili degli Stati Uniti contro aree militari e civili nel sud dell’Iran”. “Le conseguenze della flagrante e ripetuta violazione del cessate il fuoco ricadono sugli Stati Uniti criminali, e tutte le basi americane nella regione saranno obiettivi legittimi dei droni militari”, ha aggiunto, secondo quanto riportato dall’agenzia Irna. In precedenza, le Guardie Rivoluzionarie avevano dichiarato di aver preso di mira 85 installazioni militari statunitensi in Bahrein e anche in Kuwait.
Il Comando Centrale delle Forze armate della Repubblica islamica ha dichiarato ancora in un comunicato che “l’Iran non permetterà alcuna interferenza nella gestione e negli affari relativi allo Stretto di Hormuz, in nessuna circostanza”. “Le cerimonie funebri del defunto leader Ali Khamenei e la partecipazione del popolo hanno rappresentato un’umiliante sconfitta per l’arroganza globale e i criminali Stati Uniti”, ha aggiunto il Comando Centrale.
I bombardamenti Usa in Iran portati avanti nel corso della notte erano “assolutamente necessari”. Lo ha detto il segretario generale della nato Mark Rutte arrivando al vertice. “L’Iran sta violando la tregua con l’attacco alle navi, gli Usa dovevano reagire con forza”, ha notato. Rutte ha poi dichiarato di aspettarsi che gli alleati oggi ribadiranno che Teheran non potrà mai avere le armi atomiche e che lo stretto di Hormuz deve essere riaperto.