Strage di lupi nel Parco d’Abruzzo: cinque esemplari trovati morti, ipotesi veleno (foto da Facebook) - Blitz quotidiano
Cinque lupi sono stati trovati morti all’interno del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, nel territorio del Comune di Alfedena, in provincia dell’Aquila. Il ritrovamento è avvenuto nella mattinata di mercoledì 15 aprile e ha immediatamente fatto scattare l’allarme delle autorità.
Sul posto è intervenuto il procuratore capo Luciano D’Angelo, che ha assunto il coordinamento delle indagini. La Procura della Repubblica di Sulmona ha aperto un fascicolo per fare luce sull’accaduto. L’ipotesi principale è quella di un avvelenamento doloso, poiché sono stati rinvenuti resti compatibili con esche avvelenate.
Il caso appare particolarmente grave anche perché, a breve distanza, nel territorio di Pescasseroli, sono state trovate altre cinque carcasse di lupi. Gli investigatori stanno quindi valutando un possibile collegamento tra i due episodi.
Secondo quanto emerso dalle prime verifiche, la pista più accreditata è quella dell’azione umana intenzionale. La presenza di esche avvelenate rafforza l’ipotesi di un atto di bracconaggio o di protesta contro la presenza dei lupi nell’area protetta.
Non è la prima volta che il Parco è teatro di episodi simili: solo un anno fa era stato ritrovato un orso marsicano morto, con tracce di pallini di piombo, anche se in quel caso l’avvelenamento era stato escluso.
L’Ente Parco ha diffuso una nota durissima, denunciando il clima di tensione crescente attorno alla gestione del lupo. In particolare viene sottolineato come “ogni forma di azione illegale e di giustizia-fai-da-te è inaccettabile e non può trovare alcuna giustificazione”.
Nel comunicato si evidenzia anche il rischio per altre specie protette, come l’orso marsicano, definito specie simbolo e particolarmente vulnerabile. L’uso di esche avvelenate viene descritto come una pratica “insidiosa, occulta e indiscriminata”.
Il caso si inserisce in un contesto già molto delicato legato al recente declassamento dello status di protezione del lupo a livello europeo. Una scelta che, secondo molte associazioni, avrebbe contribuito ad alimentare tensioni e comportamenti illegali.
Il Wwf parla di “una deriva criminale sempre più dilagante sul territorio nazionale”, collegando l’episodio ad altri casi recenti avvenuti in Toscana. L’associazione Io non ho paura del lupo definisce quanto accaduto “un crimine figlio di un clima di odio e disinformazione”.