Terremoto in Venezuela, l'allerta di Google ha funzionato? "Utile solo per chi era lontano dall'epicentro"
Il sistema di allerta di Google che in Venezuela, in alcuni casi, ha inviato un messaggio di avviso sugli smartphone qualche secondo prima del terremoto, può essere stato di qualche utilità soltanto per chi si trovava molto lontano dall’epicentro, come chiarisce all’Ansa Salvatore Stramondo, direttore del Dipartimento Terremoti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. “È importante sottolineare che il sistema di Android non prevede i terremoti”, afferma Stramondo. “Usa gli accelerometri presenti nei cellulari, che possono individuare il primo scuotimento, più leggero, prodotto dalle onde primarie, chiamate onde P, che sono quelle più veloci”.
La parte principale dell’energia distruttiva del terremoto è trasportata, invece, dalle onde secondarie o onde S, più lente. Nell’epicentro, la differenza di tempo tra l’arrivo delle due tipologie di onde è minima, dunque l’avviso può aver dato il tempo di mettersi in sicurezza solo a chi si trovava a chilometri di distanza, che ha ricevuto il messaggio qualche decina di secondi prima dell’arrivo della scossa. “L’utilità dipende molto da dove ci si trova”, dice l’esperto dell’Ingv. Il sistema, inoltre, funziona solo se il segnale è rilevato nello stesso momento da molti telefoni presenti nella stessa area: in quel caso, cerca di stimare epicentro, magnitudo e area potenzialmente interessata, e invia l’alert agli utenti.
In Italia il sistema di allerta di Google non è disponibile, ma è presente un sistema nazionale gestito dalla Protezione Civile per l’allarme pubblico in tempo reale, IT-Alert, che invia un messaggio con un suono distintivo ai cellulari presenti nell’area colpita. “Nel mondo – commenta Stramondo – sistemi come quello Android sono attivi solo in zone specifiche, come la costa Ovest degli Stati Uniti e il Giappone, che possiede uno dei sistemi di allerta più evoluti. In queste zone sono utili perché solitamente i terremoti si verificano in mare, e dunque passa molto tempo tra l’arrivo delle onde P e quello delle onde S. In Italia invece – prosegue Stramondo – i terremoti avvengono solitamente sotto i nostri piedi, un sistema di allerta simile non sarebbe di grande utilità”.
Anche nel nostro Paese, però, si stanno sviluppando reti per l’early warning sismico, e ci sono già sperimentazioni in corso. In Irpinia, ad esempio, c’è Presto (Probabilistic and evolutionary early warning system), un algoritmo di allerta precoce che analizza in tempo reale i dati della rete sismica e invia notifiche con alcuni secondi di anticipo. “Questo sistema serve soprattutto a mettere in sicurezza le infrastrutture – evidenzia Stramondo – ad esempio permette di rallentare i treni prima dell’arrivo di una scossa”.