Cronaca

Un caporale indiano a Milano: multe a chi osava ammalarsi, 50 operai minacciati nel posto più presidiato della città

Nella sconcertante vicenda di sfruttamento del lavoro, paraschiavismo e capolarato a Milano, nel cantiere dell’erigendo nuovo consolato Usa, il posto militarmente più presidiato della città, emerge la figura, quasi uno stereotipo cinematografico se non si trattasse di cruda cronaca, del caporale indiano.

Il caporale indiano Aji Appukuttan

Dalle testimonianze appare stagliarsi il profilo di un bruto che avrebbe minacciato almeno cinquanta lavoratori, che in alcuni casi gli chiedevano solo di “potersi assentare il tempo strettamente necessario per il riposo” dopo che si erano infortunati sul cantiere, l’indiano Aji Appukuttan, presunto “caporale operativo” della Caddell, il colosso statunitense che sta costruendo la nuova sede del Consolato Usa a Milano.

Un caporale indiano a Milano: sotto la sua sferza 50 operai, nel cantiere più presidiato della città (foto Ansa-Blitzquotidiano)

Lo si legge nell’ordinanza, firmata dal gip di Milano Angelica Cardi su richiesta dei pm Storari e Clerici, con cui due giorni fa è stato convalidato il fermo per pericolo di fuga e disposta la custodia cautelare in carcere per il 51enne.

Intimidazioni per non farli testimoniare

Come riassume la giudice, l’indiano, oltre ad aver sfruttato il lavoro dei manovali, come risulta dalle indagini dei carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro, li ha minacciati “costantemente di licenziamento e di farli rientrare nel loro Paese”.

Poi, venuto a sapere delle “indagini in corso”, dopo il provvedimento di controllo giudiziario del 29 maggio su Caddell, li avrebbe intimiditi affinché non rivelassero quanto accadeva “all’interno del cantiere” agli investigatori. E ha esercitato su di loro “pressioni”.

Nel provvedimento vengono riportate tutte le dichiarazioni dei lavoratori che hanno anche messo a verbale di temere “azioni lesive” da parte sua.

“I capi squadra turchi”

Un autista per “i capi squadra turchi” ha spiegato che “tratta gli operai indiani come schiavi, come si vede nei film che parlano di schiavi”. Un manovale ha raccontato che quando si ferì “con una scheggia di ferro vicino l’occhio sinistro (…) ho continuato a lavorare”, dopo una medicazione “molto veloce”.

Racconti in linea con molti altri. Ad alcuni avrebbe detto: “se continui a richiedere ancora di assentarti, ti rimando in India in bara”. Poi, si legge nei verbali, schiaffi, spinte, urla, insulti e minacce di pestaggi.

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Amedeo Vinciguerra