Cronaca

Volo Dubai-Tel Aviv dirottato, cosa è successo? Israele accusa: “Tentato attacco jihadista. Il co-pilota ha tentato di far schiantare l’aereo”

Un aereo di linea della compagnia emiratina Flydubai, in volo da Dubai a Tel Aviv, è stato costretto ad atterrare a Tabuk, in Arabia Saudita, dopo una grave emergenza a bordo. Le autorità saudite stanno indagando sull’accaduto anche come possibile “hijack”, cioè un dirottamento non autorizzato del velivolo.

Il volo FZ1073 era partito da Dubai alle 7.05 ora locale, le 5.05 in Italia, con circa 150 persone a bordo. Secondo le informazioni raccolte da fonti aeronautiche occidentali citate dal Corriere della Sera, non è ancora chiaro se l’episodio sia legato a un possibile tentativo di suicidio da parte di uno dei piloti, fermato dal collega e da altre persone presenti sull’aereo, oppure se dietro l’accaduto vi fosse l’intenzione di far precipitare il Boeing contro un obiettivo sensibile.

Si tratta, al momento, di due ipotesi investigative che non sono state definitivamente confermate dalle autorità. Anche se il ministro della Difesa Israel Katz parla, tramite una nota, di un “tentativo di attacco jihadista, sventato solo grazie all’eroismo di alcuni passeggeri israeliani che hanno fatto irruzione nella cabina di pilotaggio, hanno sopraffatto il terrorista e, con le proprie mani, hanno restituito il controllo dell’aereo a un altro membro dell’equipaggio di piloti presente sul posto”.

La brusca perdita di quota

La sequenza degli eventi ricostruita dai dati radar mostra un momento particolarmente critico. Intorno alle 9.21, i sistemi di monitoraggio del traffico aereo hanno iniziato a registrare variazioni significative della quota del Boeing 737 Max.

Un minuto più tardi il velivolo avrebbe perso circa 14.000 piedi, pari a oltre 4.200 metri, in meno di trenta secondi. Una discesa estremamente rapida, descritta dalle fonti come un profilo quasi in picchiata.

Secondo le informazioni riportate, la violenta variazione di quota potrebbe essere stata all’origine anche del distaccamento di una parte della coda dell’aereo, un elemento che dovrà essere verificato dagli accertamenti tecnici sul velivolo.

È proprio in questa fase che la situazione a bordo sarebbe diventata particolarmente grave, mentre i piloti cercavano di recuperare il controllo dell’aereo.

I codici di emergenza 7700 e 7500

Alle 9.31, i radar sauditi hanno ricevuto dal Boeing la prima segnalazione di emergenza. Il volo ha trasmesso inizialmente il codice 7700, utilizzato in caso di emergenza generale e compatibile con diverse situazioni, da un problema tecnico a un malore a bordo.

Pochi minuti dopo, alle 9.38, il transponder ha trasmesso invece il codice 7500, quello associato a un dirottamento o a un’interferenza illecita. Il segnale è rimasto attivo per un breve periodo, prima che il velivolo tornasse a trasmettere il codice 7700.

L’emergenza è stata rilevata contemporaneamente dalle autorità saudite, giordane e israeliane. In Israele il codice 7500 ha fatto immediatamente scattare le procedure di sicurezza, compreso il decollo di caccia militari per verificare la situazione.

Le prime ricostruzioni avevano fatto temere un vero e proprio dirottamento, ma successivamente è emersa l’ipotesi che il codice possa essere stato trasmesso proprio in seguito alla violenta lite scoppiata nella cabina di pilotaggio.

La lite tra i piloti e l’atterraggio a Tabuk

Secondo le informazioni diffuse dai media israeliani e da fonti citate dalla stampa internazionale, all’origine dell’emergenza ci sarebbe stato uno scontro fisico tra i due piloti. Una delle ricostruzioni riferisce anche di un’aggressione con un’arma da taglio ai danni del comandante.

La dinamica, tuttavia, resta ancora da chiarire. Alcune fonti sostengono che il co-pilota avrebbe cercato di provocare lo schianto dell’aereo e che il collega, aiutato da alcune persone a bordo, sarebbe riuscito a impedirlo.

Il Boeing ha quindi modificato la propria rotta e si è diretto verso Tabuk, dove ha effettuato un atterraggio d’emergenza. Secondo le autorità aeroportuali saudite, la richiesta di soccorso è stata ricevuta alle 8.44 ora locale, mentre l’atterraggio è avvenuto alle 9.45.

Sia il comandante sia il copilota hanno riportato ferite e sono stati trasportati in ospedale. I passeggeri sono stati assistiti nel terminal e Flydubai sta organizzando un volo sostitutivo.

Le indagini: suicidio o terrorismo?

È ora sulle cause e sul possibile movente che si concentrano le indagini. Tra le ipotesi considerate c’è quella di un tentativo di suicidio da parte di uno dei piloti, che sarebbe stato fermato dal collega e da alcuni passeggeri.

Le autorità stanno però valutando anche una seconda possibilità, decisamente più grave: che l’obiettivo fosse far precipitare deliberatamente l’aereo contro un obiettivo sensibile, configurando quindi un possibile atto terroristico.

Al momento non esistono elementi sufficienti per stabilire quale delle due ricostruzioni sia corretta. Le autorità israeliane e saudite stanno raccogliendo testimonianze e informazioni sull’accaduto, mentre vengono analizzati i dati del volo e le condizioni dell’aereo.

Resta inoltre da chiarire la questione relativa alla nazionalità dei due piloti, sulla quale nelle prime ore sono circolate informazioni differenti. L’indagine dovrà stabilire anche cosa sia realmente accaduto nella cabina di pilotaggio e perché il volo abbia perso rapidamente quota prima di trasmettere i codici di emergenza.

Il Jerusalem Post precisa che “ora si sta ora esaminando come al co-pilota omanita sia stato concesso il permesso di volare in Israele. A causa della delicatezza geopolitica dei rapporti con i paesi mediorientali, ogni membro dell’equipaggio straniero, soprattutto proveniente da paesi arabi o del Golfo, è tenuto a sottoporsi a una valutazione e a un controllo di sicurezza individuali prima di ottenere il permesso di entrare nello spazio aereo israeliano o di atterrare”.

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Filippo Limoncelli