Contributi previdenziali: cosa sono, come funzionano e quanti ne servono per andare in pensione (foto ANSA) - Blitz quotidiano
In Italia il diritto alla pensione è strettamente legato ai contributi previdenziali maturati nel corso della vita lavorativa. Senza il raggiungimento di una determinata anzianità contributiva non è infatti possibile accedere alle principali forme di pensionamento previste dalla normativa. Per questo motivo i contributi rappresentano uno degli elementi più importanti del sistema previdenziale italiano.
È importante distinguere la pensione dall’assegno sociale, spesso ancora chiamato impropriamente “pensione sociale”. Quest’ultimo è una prestazione assistenziale destinata a chi possiede specifici requisiti anagrafici e reddituali, indipendentemente dai contributi versati.
I contributi previdenziali sono somme versate all’Inps o agli enti previdenziali competenti per finanziare il sistema pensionistico. Il modello italiano si basa sul principio della ripartizione: i contributi raccolti oggi vengono utilizzati per pagare le pensioni attualmente in essere.
Allo stesso tempo, però, i versamenti effettuati da ogni lavoratore costruiscono la propria posizione previdenziale. I contributi servono infatti sia a maturare il diritto alla pensione sia a determinarne l’importo. Con il sistema contributivo, il montante accumulato durante la carriera assume un ruolo decisivo nel calcolo dell’assegno pensionistico.
I contributi obbligatori vengono versati durante i periodi di attività lavorativa, sia nel lavoro dipendente sia in quello autonomo. L’importo dipende dalla retribuzione o dal reddito percepito e viene calcolato attraverso specifiche aliquote contributive.
Per i lavoratori dipendenti del settore privato l’aliquota ordinaria è generalmente pari al 33% della retribuzione imponibile. Una parte è a carico del datore di lavoro, mentre la quota restante viene trattenuta direttamente dalla busta paga del dipendente. Per autonomi, professionisti e collaboratori, invece, le percentuali possono variare in base alla gestione previdenziale di appartenenza.
Non esistono soltanto i contributi obbligatori. Il sistema previdenziale prevede infatti strumenti che consentono di incrementare l’anzianità contributiva anche durante periodi non lavorati.
Tra questi figurano i contributi figurativi, riconosciuti in situazioni come malattia, maternità o disoccupazione; i contributi volontari, versati direttamente dal lavoratore; il riscatto degli anni universitari e la ricongiunzione dei contributi maturati presso diverse gestioni previdenziali. Queste opportunità possono risultare particolarmente utili per raggiungere prima i requisiti pensionistici.
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il numero minimo di contributi necessari per accedere alla pensione. Attualmente la pensione di vecchiaia richiede almeno 20 anni di contributi e il raggiungimento dei 67 anni di età.
Per la pensione anticipata ordinaria servono invece 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Esistono poi misure specifiche, come la Quota 41 per i lavoratori precoci, che richiede almeno 41 anni di contribuzione.
Chi ha iniziato a versare contributi esclusivamente dopo il 1996 può accedere anche alla pensione di vecchiaia contributiva con soli 5 anni di contributi, ma non prima dei 71 anni di età. Per alcune formule anticipate sono inoltre richiesti requisiti economici minimi legati all’importo futuro dell’assegno pensionistico.