Economia

Divario di genere, il gap pensionistico sfiora il 29%

Il divario di genere nel lavoro si allarga lungo l’intero arco della vita professionale fino a tradursi in un gap pensionistico del 28,7% a sfavore delle donne. È quanto emerge dalla nuova edizione del Rapporto Italia Generativa del Centre for the Anthropology of Religion and Generative Studies (ARC) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, promosso da Fondazione Poetica e supportato da Unioncamere, presentato a Roma.

Lo studio

Nel corso della presentazione, introdotta da Andrea Prete, presidente di Unioncamere, i ricercatori del Centro ARC hanno evidenziato come le traiettorie femminili non siano omogenee. “Le donne non vivono una condizione uniforme”, si sottolinea nel report, perché reddito, risorse e contesto incidono in modo decisivo sui percorsi professionali.

“Chi ha maggiori risorse riesce a compensare le carenze del sistema attraverso soluzioni individuali”, mentre le situazioni più fragili, spesso segnate da lavori instabili o poco retribuiti, risultano penalizzate fin dall’ingresso nel mercato del lavoro.

Il divario territoriale resta marcato: nel Mezzogiorno la mancata partecipazione femminile supera il 25%, con picchi del 38,3% in Calabria e del 36,8% in Campania, contro valori inferiori al 10% nel Nord. Anche i redditi seguono lo stesso andamento, passando da 28.603 euro medi annui a Milano a 10.463 euro a Vibo Valentia.

“Si configura una doppia morsa”, si legge nel rapporto, legata a maternità e cura degli anziani, che grava soprattutto sulle donne nella fase centrale della vita lavorativa. Il risultato è uno svantaggio cumulativo che, tra carriere discontinue e minore accesso ai ruoli apicali, aumenta la vulnerabilità economica lungo tutto il ciclo di vita.

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Gianluca Pace