Economia

Emissioni Scope 1, 2 e 3: perché le aziende devono ripensare i processi industriali

Cosa sono le Scope 1, 2 e 3? E qual è l’impatto di questi standard di matrice ESG nei processi industriali? In questo articolo approfondiamo un argomento centrale per chi si occupa di sostenibilità e spesso ignorato dalle aziende, per le quali si rivela invece determinante sotto diversi punti di vista.

Filtrazione, processi industriali ed emissioni GHG

La filtrazione nei processi industriali continui rappresenta un fattore centrale in qualsiasi impianto produttivo, in chiave non solo operativa ma anche sostenibile. Se infatti nel recente passato la conformità ambientale era sì una voce importante, ma non così determinante come lo è adesso, attualmente deve fare i conti con le dinamiche ESG, dove viene dato valore alla governance e alle politiche sociali.

È in questo contesto che si inseriscono le emissioni Scope 1, 2 e 3, un concetto per il quale riportiamo la definizione di IBM, che le identifica come le “categorie utilizzate per descrivere le emissioni di gas serra (GHG) di un’organizzazione in base al loro punto di origine.”

Il punto di riferimento è infatti il cosiddetto GHG Protocol, motivo per cui tali parametri sono altresì noti come emissioni GHG. A sua volta, il GHG Protocol o Greenhouse Gas Protocol è lo standard globale di misurazione e gestione di gas serra applicato per qualsiasi organizzazione, sia del comparto pubblico che di quello privato.

Emissioni scope 1, 2 e 3: una panoramica concettuale

Come già accennato, il concetto di emissioni Scope 1, 2 e 3 si inserisce all’interno del GHG Protocol, di cui si rivelano l’ossatura fondamentale. Vediamo quali sono le differenze tra una categoria e l’altra:

  • Emissioni Scope 1: sono le emissioni inquinanti che un’azienda genera per via diretta;
  • Emissioni Scope 2: sono quelle generate indirettamente dall’azienda, tramite l’energia di volta in volta acquistata;
  • Emissioni Scope 3: sono sempre emissioni indirette, ma di matrice differente, le quali vengono generate dall’azienda all’interno della catena di valore.

Tale categorizzazione è preziosa perché permette alle aziende di individuare l’origine del problema delle emissioni e stabilire le strategie ottimali in chiave ESG, integrando la tematica della sostenibilità come asset nei processi.

Qualcosa a cui dedicano particolare attenzione le realtà come BD Plast Filtering Systems, che mette al primo posto la semplicità costruttiva, l’ergonomia e la personalizzazione. Tratti che ritroviamo anche nella sua proposta di cambiafiltri, pensati per assicurare performance top di gamma a ogni processo di estrusione.

Emissioni GHG e ripensamento dei processi industriali

Intervenire sulle Scope 1, 2, 3 si rivela essenziale per le aziende sia per rispettare gli obblighi di rendicontazione ESG, sia per migliorare i processi industriali. Questo perché la transizione green, per le imprese, passa inevitabilmente dall’ottimizzazione di tali processi, così da contenere tanto gli sprechi quanto gli scarti di lavorazioni nonché le stesse interruzioni operative.

In questo scenario, le tecnologie dedicate alla filtrazione nei processi industriali continui contribuiscono a migliorare l’efficienza complessiva degli impianti, favorendo una gestione più stabile delle attività produttive. Una filtrazione efficace permette infatti di:

  • preservare la qualità del materiale trattato;
  • ridurre le contaminazioni;
  • ottimizzare il funzionamento delle linee industriali.

Ripensare i processi in ottica ESG significa quindi intervenire sulle strategie ambientali di ordine generale e al contempo sugli aspetti tecnici che incidono concretamente sulle emissioni Scope 1, 2 e 3, a fronte di un impatto reale sulla competitività aziendale nel lungo periodo.

Published by
Francesca Ripoli