(Foto Ansa)
Cartelle esattoriali non pagate, debiti fiscali e rateizzazioni decadute possono rapidamente trasformarsi in un blocco del conto corrente per contribuenti e imprese. Grazie alla digitalizzazione dei controlli e all’accesso ai dati bancari, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha accelerato le procedure di recupero, rendendo più frequenti i pignoramenti e il congelamento delle somme depositate.
A rischio non sono solo grandi debitori, ma anche cittadini, autonomi e professionisti con arretrati su IVA, contributi, imposte sui redditi, bollo auto, Tari e sanzioni.
Nel 2026 si stima l’avvio di oltre 100-120mila procedure esecutive, con particolare concentrazione in alcune regioni come Lombardia, Lazio e Campania. Il meccanismo prevede la notifica alla banca, che blocca immediatamente le somme fino all’importo dovuto, senza bisogno di un passaggio giudiziario preventivo. Dopo la comunicazione, il contribuente ha generalmente 60 giorni per regolarizzare la posizione o richiedere una rateizzazione, altrimenti si procede al trasferimento delle somme.
I debiti possono crescere nel tempo per interessi, sanzioni e spese, aggravando situazioni già difficili. Esistono tuttavia limiti di tutela su stipendi e pensioni accreditate. La soluzione più efficace resta intervenire prima dell’esecuzione, controllando la propria posizione fiscale ed evitando l’accumulo di arretrati. Un monitoraggio costante riduce il rischio di blocchi improvvisi futuri conti correnti.