Economia

Messaggio Istat per Meloni: tasse e deficit fuori controllo, tartassati e eliminati pure dal patto di Stabilità

Lo sforamento del limite massimo fissato al 3% nel rapporto deficit/Pil (‘ultima stima Istat dice 3,1%) non è solo un arretramento significativo e un problema nella gestione dei conti pubblici. Il mancato raggiungimento dell’obiettivo, configurando una violazione del Patto di Stabilità firmato nel 2024, ha conseguenze politiche gravi.

Deficit/Pil al 3,1%, fuori dal Patto di Stabilità

Sul piano esterno perché con il superamento del limite scatta la clausola di salvaguardia, senza saremmo usciti dalla procedura d’infrazione e quindi saremmo stati liberi di finanziare spese, importanti, indifferibili magari concordate con la Ue, tipo le spese militari extra che Trump pretende da ogni paese membro.

Messaggio Istat per Meloni: tasse e deficit fuori controllo, tartassati e eliminati pure dal patto di Stabilità (foto Ansa-Bllitzquotidiano)

Sul piano interno perché quel superamento vuol dire paralisi del Pil, il denominatore triste con cui si mostra la crescita zero, unita peraltro a una pressione fiscale che è aumentata come non mai nell’ultimo decennio.

Questo impone al governo un mutamento, in peggio, dello scenario contabile che si appresta, nuovo scenario che esige risposte, scelte dolorose: cosa ha in mente Giorgetti, cosa la Meloni nella suggestiva posa immortalata al Consiglio nazionale dei commercialisti nella foto in alto, quali strategie sta scrutando economiche con tanta intensità? Questa la grave ricaduta politica.

Nel 2025 la pressione fiscale più alta da 11 anni

Finora tasse, sempre tasse, fortissimamente tasse, non male per un governo che si professerebbe persino fiscalmente libertario. La pressione fiscale nel 2025 è salita a un livello che non si vedeva da oltre dieci anni. I dati grezzi dell’Istat indicano che ha raggiunto il 43,1% del Pil, in crescita di 0,7 punti percentuali rispetto al 42,4 del 2024.

Per trovare un livello più alto bisogna tornare indietro al 2014, quando era al 43,1%. Anche il dato del quarto trimestre (51,4%) rappresenta un picco che non si vedeva dall’analogo periodo di quell’anno (quando aveva raggiunto il 52,2%).

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Amedeo Vinciguerra