Economia

Riforma pensioni: l’Italia studia il modello svedese per salvare gli assegni futuri con gli investimenti

In Italia, il dibattito sul futuro previdenziale e sull’importo degli assegni è diventato prioritario. Con la transizione definitiva al sistema contributivo introdotto dalla legge Dini, i lavoratori del domani rischiano di ricevere trattamenti pensionistici decisamente esigui.

Questo scenario è aggravato dalle attuali criticità del mercato del lavoro, caratterizzato da stipendi stagnanti e da una bassa produttività generale. Poiché il calcolo della pensione dipende direttamente dai guadagni reali accumulati durante la carriera, diventa indispensabile trovare nuove strade per garantire una vecchiaia dignitosa.

Il secondo pilastro e il silenzio-assenso

Per correre ai ripari, l’attenzione si è inizialmente focalizzata sul rafforzamento della previdenza complementare. Il governo Meloni ha avviato una riforma introducendo il meccanismo del silenzio-assenso per il conferimento del Tfr.

Questo sistema prevede che, in assenza di una esplicita dichiarazione contraria del lavoratore, i fondi vengano trasferiti automaticamente ai fondi negoziali previsti dai contratti collettivi. L’obiettivo è spingere i cittadini a costruirsi una rendita integrativa, beneficiando anche del contributo aggiuntivo obbligatorio a carico del datore di lavoro.

L’ipotesi del modello svedese in Italia

Le ultime novità riguardano però il primo pilastro, ossia la previdenza pubblica obbligatoria. Attualmente, l’Italia utilizza un sistema a ripartizione in cui i contributi versati oggi servono a pagare i pensionati attuali. Il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, in un’intervista al Sole 24 Ore, ha aperto alla possibilità di introdurre elementi del “modello svedese”.

Questa proposta, caldeggiata anche dal presidente dell’Inps Gabriele Fava, prevede di destinare una piccola quota dei contributi versati direttamente ai mercati finanziari, con lo scopo di generare rendimenti più alti nel lungo termine.

Come funziona la capitalizzazione parziale

Per comprendere la potenziale rivoluzione, occorre guardare al funzionamento del sistema in Svezia. Lì la previdenza pubblica resta obbligatoria, ma è divisa in due componenti. A fronte di un prelievo totale del 18,5% del reddito pensionabile, il 16% finanzia il classico meccanismo a ripartizione per le pensioni correnti, mentre il restante 2,5% confluisce nella cosiddetta premium pension.

Questa quota individuale viene investita sui mercati azionari e obbligazionari, permettendo al montante finale del lavoratore di rivalutarsi in base all’andamento economico reale e non solo secondo parametri di legge.

La gestione del rischio e il ruolo dell’INPS

L’introduzione della capitalizzazione solleva inevitabilmente la questione del rischio legato agli investimenti finanziari. Per tutelare i risparmi dei lavoratori ed evitare perdite nei periodi di crisi dei mercati, il progetto italiano prevede tutele specifiche.

Secondo quanto prospettato da Durigon, l’Inps manterrebbe un ruolo centrale agendo come intermediario e garante degli investimenti. Sfruttando un orizzonte temporale molto ampio, tipico della vita lavorativa, lo Stato potrebbe così massimizzare i rendimenti contenendo il livello di rischio, offrendo assegni futuri più generosi.

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Filippo Limoncelli