Lavorare in smart working (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Dopo l’emergenza sanitaria legata al Covid, il lavoro da remoto sembrava destinato a ridimensionarsi. Con la fine delle restrizioni, molte aziende avevano progressivamente riportato i dipendenti negli uffici, riducendo flessibilità e autonomia. Le riunioni virtuali avevano lasciato spazio agli incontri in presenza, mentre badge e scrivanie tornavano centrali nella routine quotidiana.
Anche le grandi aziende tecnologiche, simbolo dello smart working durante la pandemia, avevano cambiato direzione. In particolare, Amazon aveva imposto un ritorno in presenza quasi totale, segnando una svolta che molte altre imprese avevano seguito. Il lavoro da remoto sembrava così avviato verso una lenta ritirata, trasformandosi da norma diffusa a opzione residuale.
A ribaltare nuovamente il quadro è stata la crisi geopolitica internazionale, in particolare la Stretto di Hormuz e le tensioni legate alla guerra in Iran. Il conseguente shock sui mercati petroliferi ha riportato al centro il tema del risparmio energetico.
In questo contesto, lo smart working riemerge non più come beneficio per i lavoratori, ma come strumento strategico per ridurre i consumi. Meno spostamenti quotidiani significano infatti meno carburante utilizzato, rendendo il lavoro da remoto una leva immediata e a basso costo per affrontare l’emergenza.
L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha inserito il lavoro a distanza tra le misure chiave per contenere la domanda di petrolio. Accanto ad altre iniziative, come la riduzione dei limiti di velocità e dei voli, il telelavoro viene considerato una soluzione efficace e rapidamente applicabile.
Diversi Paesi hanno già adottato provvedimenti concreti. In Egitto è stato introdotto un giorno settimanale obbligatorio di lavoro da remoto nel settore pubblico. In Indonesia il venerdì è diventato giornata “agile”, mentre in Myanmar il lavoro a distanza è obbligatorio un giorno a settimana. Anche Pakistan e Filippine hanno introdotto settimane lavorative ridotte per contenere i consumi energetici.
Nel Sud-est asiatico le politiche energetiche si intrecciano con quelle sulla mobilità. In Thailandia e Vietnam, i governi hanno incoraggiato il lavoro da casa insieme all’uso del trasporto pubblico e al car pooling.
Altri Paesi, come Laos e Malaysia, stanno sperimentando modelli ibridi che alternano presenza e lavoro a distanza. L’obiettivo è ridurre i picchi di domanda energetica senza bloccare completamente le attività economiche.
L’Europa tra prudenza e memoria storica
In Unione Europea l’approccio è più graduale. Il commissario all’energia Dan Jørgensen ha invitato gli Stati membri a preparare misure per ridurre i consumi, includendo anche il telelavoro tra le opzioni.
Alcuni Paesi stanno già valutando interventi concreti. La Slovenia, ad esempio, ha introdotto limiti giornalieri al consumo di carburante. Nel dibattito europeo tornano anche misure simboliche come le domeniche senz’auto, che richiamano la crisi energetica del Crisi petrolifera del 1973 e le politiche di austerità di quel periodo.
In Italia il tema è entrato nell’agenda politica. Il governo guidato da Giorgia Meloni sta valutando scenari di emergenza legati alla disponibilità di gas e petrolio. Gli stoccaggi attuali coprono circa il 44% del fabbisogno, ma in caso di interruzione delle forniture le riserve basterebbero per circa un mese.
Tra le misure allo studio c’è un possibile ritorno massiccio dello smart working nella pubblica amministrazione, sul modello adottato durante la pandemia. Accanto a questo, si valutano interventi più tradizionali, come targhe alterne, riduzione dei consumi negli edifici pubblici e limitazioni all’uso dei condizionatori.
Secondo Anief, esiste anche il rischio di un ritorno della didattica a distanza. I sindacati, tra cui CGIL e CISL, spingono per un rafforzamento immediato del lavoro agile.
I numeri evidenziano il potenziale risparmio: il lavoro da remoto può ridurre i costi operativi fino al 30% e generare risparmi annuali tra 1.500 e 3.000 euro per i lavoratori. Già in passato, il Politecnico di Milano aveva stimato benefici significativi anche con pochi giorni settimanali di smart working. Oggi, però, questi dati assumono un valore nuovo, diventando parte integrante delle strategie per affrontare una possibile emergenza energetica globale.