Alemanno: "In carcere ho trovato empatia, sono quasi tutti di destra" (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Dopo diciotto mesi trascorsi nel carcere di Rebibbia, Gianni Alemanno ha descritto come particolarmente intenso il momento del ritorno alla libertà. L’ex sindaco di Roma ha spiegato che una delle principali preoccupazioni durante la detenzione riguardava il rapporto con le persone più care.
“Quando uno fa un anno e mezzo di carcere si domanda sempre chi troverà fuori, se reggeranno gli affetti e le amicizie”, ha raccontato. Per Alemanno, la gioia più grande è stata scoprire che il legame con la famiglia e con gli amici è rimasto intatto: “Vedo che sia gli affetti familiari sia l’amicizia comunitaria hanno retto e questo per me è il regalo più bello”.
Alemanno ha spiegato di non aver sofferto particolarmente le condizioni della detenzione. Abituato all’attività fisica, all’alpinismo e alla vita all’aria aperta, ha detto di essere riuscito ad adattarsi alle difficoltà materiali del carcere.
Ciò che lo ha colpito maggiormente è stata invece la situazione di molti detenuti. “La sofferenza era vedere tanta gente che stava male e non potere fare nulla”, ha affermato. Un ricordo particolare riguarda Antonio Russo, detenuto di 88 anni che aveva ottenuto la grazia presidenziale ma che, secondo Alemanno, era ancora ristretto in carcere. “Prima di uscire l’ho abbracciato. Io uscivo e lui stava ancora dentro. Questa è una cosa che mi ha colpito molto”.
Nel corso dell’intervista l’ex sindaco ha espresso un giudizio severo sul sistema carcerario italiano. Pur difendendo le politiche sulla sicurezza adottate durante la sua esperienza amministrativa, ha sostenuto che il carcere dovrebbe avere una funzione principalmente rieducativa.
“Per tutelare il cittadino ci vuole un carcere che funziona e che porta alla rieducazione”, ha dichiarato. Alemanno ritiene che molte strutture penitenziarie non riescano a raggiungere questo obiettivo: “Questo invece è un carcere criminogeno che moltiplica la recidiva e diventa l’università del crimine”.
Ha inoltre raccontato di aver instaurato rapporti umani significativi con numerosi detenuti, sottolineando come l’esperienza gli abbia permesso di conoscere realtà spesso ignorate dall’opinione pubblica.
“Ho trovato una grande empatia, poi, non ci crederete, ma la maggior parte dei detenuti sono tutti di destra. E’ strano ma è così e devo dire che si sono creati anche dei rapporti umani molto significativi che mi porterò anche fuori”.
Alemanno sostiene che il periodo trascorso a Rebibbia lo abbia cambiato profondamente. “Forse oggi sono più forte, perché le esperienze cambiano le persone”, ha spiegato. Secondo l’ex sindaco, il carcere insegna ad apprezzare le cose semplici, che all’esterno vengono spesso date per scontate.
Tra le mancanze più difficili da sopportare cita la libertà di osservare il paesaggio. “Mi è mancato l’orizzonte. Io sono amante della montagna e in carcere non c’è mai l’orizzonte, c’è sempre un muro”. E con una nota più leggera conclude ricordando anche un piccolo piacere quotidiano: “Mi è mancato anche un bicchiere di vino”.