Ad Ankara il momento della verità per Meloni e per l'Occidente (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Da domani, per quarantotto ore, Ankara diventerà il nodo principale della politica internazionale. Nella capitale turca comincia il vertice della Nato, un meeting a cui parteciperanno trentuno leader occidentali insieme con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Come è logico, si parlerà dei grandi problemi che assillano il mondo: come risolverli, come tentare di respingere le pazzesche fantasie dei guerrafondai. La speranza è che si riesca a trovare il bandolo della matassa, che prevalga il buon senso, la razionalità. Che vengano messe da parte le divisioni, le incomprensioni, le dimostrazioni di voler apparire più forte degli altri. Giovedì, i popoli di tutte le razze potranno tirare un sospiro di sollievo?
È inutile nascondere che per l’Italia, l’incontro avrà un maggiore interesse perchè sarà la prima volta che la nostra premier e Trump si incontrano dopo le “baruffe” (definiamole così per essere indulgenti) esplose dopo l’intervento degli americani in Iran. Una invasione che moltissimi hanno criticato perchè da allora in poi la situazione internazionale ha subìto un duro colpo. Il tycoon non ha risparmiato di lanciare frecce velenose non solo verso la Meloni, ma anche nei confronti di altri leader europei che “non hanno voluto dare il minimo aiuto” alle forze degli Stati Uniti. Trump non è stato tenero, ha usato parole di fuoco contro l’inutilità dell’Europa a cui “abbiamo dato tanti soldi senza ricevere in cambio nulla”. La Meloni, a detta di Trump, ha cercato in ogni maniera di riallacciare il rapporto con il presidente. Per tutta risposta, parlando al telefono con un giornalista italiano, Trump ha riferito che “la nostra vecchia alleata” ha provato con insistenza a chiedere una foto che li ritraesse amici come una volta. Avrei potuto rifiutare, ma mi ha fatto pena”.
È chiaro che a questo punto la Meloni non ha potuto rimanere in silenzio. Ha intinto anche lei la penna nel veleno: “Sappia Trump che né io, né gli italiani siamo soliti implorare”. Fine del colloquio a distanza. Ora, come già detto, i nostri due protagonisti del grave dissidio, si incontreranno ad Ankara. Sarà la pace e una stretta di mano, oppure continuerà questa guerra inutile che non porta benefici a nessuno dei due?
Dare poca importanza a quello che potrà accadere è da persona poco intelligente. La Meloni dovrà combattere su due fronti: quello internazionale e quello di casa nostra. Tutto questo perché nel Paese chiamato Italia si dà più rilievo alle battaglie ideologiche che a quelle di carattere internazionale. La sinistra è sul piede di guerra e spera ardentemente che Trump chiuda la porta in faccia alla Meloni. Sarebbe una sconfitta pesante, perchè l’opposizione potrebbe cavalcare il “rigetto” e proclamare ancora una volta che l’Italia è un paese isolato senza alcuna rilevanza nel vecchio continente.
Insomma, pur di ergersi a paladini, i protagonisti del campo largo rifiutano di trovare (almeno in questa circostanza) un accordo con la maggioranza per il bene del Paese. Ce ne sarà di tempo per fare le critiche, per sostenere che in quattro anni, il governo di centro destra non ha fatto nemmeno un piccolo passetto avanti. Non mancheranno alla sinistra le occasioni per alzare il tiro contro la premier. Alle elezioni politiche mancano ancora molti mesi: sparare a pallettoni contro l’esecutivo non sarà difficile. Ci saranno mille motivi per puntare il dito contro chi governa.
Ad Ankara, quindi, Giorgia Meloni dovrà affrontare Trump con grande diplomazia. Perché magari con il tycoon potrebbe ritornare la vecchia amicizia, ma al ritorno in Patria dovrebbe affrontare di nuovo tutte le violenze (politiche) della sinistra con in testa Giuseppe Conte e Elly Schlein. Entrambi non si tireranno indietro e dovranno dimostrare la loro forza agli italiani che andranno votare nel 2027. La poltrona di Palazzo Chigi fa gola ad entrambi ed entrambi non si risparmieranno per vincere le primarie e poi il giudizio popolare.
Un particolare che probabilmente l’opposizione dimentica è il “savoir faire” della nostra premier. Oltre ad aver mangiato pane e politica da quando era poco più che una giovinetta, la Meloni in questi anni è molto cresciuta a livello internazionale. In Europa tutti hanno espressioni di elogio nei suoi confronti e affermano che l’Italia è oggi un paese di grande rispetto per la stabilità del governo. C’è di più: lo sostengono alcuni osservatori di prestigio. Giorgia è diventata più moderata, si è spostata al centro. In breve, ha lasciato da parte alcune condivisioni di un tempo cancellate dalla storia, altrimenti come si spiegherebbe il fenomeno Vannacci? Allora, attenzione: non sarà semplice battere un’avversaria che ha imparato i trucchi della vecchia Dc rimasta al potere per decenni.