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Ciclone Trump: dopo il blitz in Venezuela vuole la Groenlandia. Roma in piazza contro il tycoon

Ciclone Trump. Il Tycoon, dopo il raid chirurgico Usa in Venezuela che ha portato alla cattura del dittatore Maduro (già a processo a New York), è passato alle minacce. Ne ha (quasi) per tutti. Sul Venezuela ha già messo le mani avanti prefigurando un governo fantoccio; lady Petrolio, alias Delcy Rodriguez (presidente ad interim), se ne faccia una ragione; ma la zarina del greggio è una volpe, ha saputo defilarsi al momento giusto. Il possibile vice-re Rubio può attendere. Quanto alle minacce c’è l’imbarazzo della scelta. In testa il pallino della Groenlandia (“Dobbiamo prenderla”); fanno gola i suoi giacimenti di gas, petrolio e minerali per l’hi-tech. Già che era ai microfoni di Fox News (il canale della famiglia Murdoch) ha minacciato altri quattro Paesi: Messico, Colombia, Cuba, Iran. Secco il commento (di facciata?) di Xi Jinping: “Azioni prepotenti cambiano l’ordine mondiale”. Un primo risultato c’è già.

L’America Latina si è spaccata

Colombia e Brasile subito contro Trump, l’argentino Milei ha viceversa brindato alla cattura di Maduro con un post su X inequivocabile (“Viva la libertà”). Al suo fianco Ecuador e Perù, insieme a Cile e Paraguay. Cuba è imbufalita: lamenta l’uccisione di 32 suoi ufficiali (la guardia del corpo del dittatore venezuelano) “freddati” durante l’operazione militare statunitense; una operazione “che ha fatto 80 morti”, scrive il New York Times citando un alto funzionario di Caracas.

Roma in piazza contro l’intervento USA

Lunedì 5 in piazza Barberini alle 17.30 si terrà un presidio per “condannare con fermezza l’estensione della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti fra Stati e l’ennesima e gravissima escalation bellica prodotta dall’attacco militare del governo Trump contro la Repubblica del Venezuela e dal rapimento del suo presidente Nicolas Maduro”. Parole affidate ad un comunicato stampa congiunto firmato da ANPI, Cgil Roma e Lazio, Rete Numeri Pari, Rete Italiana Pace e Disarmo, Rete#No Bavaglio, Sbilabciamoci e Stop ReArm Europe Italia.

Un presidio scelto non a caso, a circa 600 metri da via Veneto dove si trova l’Ambasciata degli Stati Uniti d’America. E così mentre gli esuli venezuelani d’Italia esultano e festeggiano la caduta del dittatore si mobilitano, nella Capitale e in altre città, i pro Mad. Antagonisti e Centri sociali in testa.

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Enrico Pirondini