Politica

Dopo il trionfo del No: Meloni in bilico, la sinistra tra ambizioni e rivalità

Ora, cosa succederà dopo la schiacciante vittoria del No? La sinistra esulta, Elly Schlein parla già come la prossima presidente del consiglio, Giuseppe Conte è più furbo: esulta per il voto, ma pensa alle primarie ed ad un suo eventuale ritorno a Palazzo Chigi. Fratoianni e Bonelli sorridono come a dire: adesso basta a considerarci un cespuglio del Pd. Infine Matteo Renzi che spera di rientrare nel grande giro e Maurizio Landini che ieri a piazza Barberini, a Roma, ha fatto capire che lui è pronto ad assumere un incarico di prestigio dopo aver lasciato la Cgil. Non sarà facile, visto che tutti i posti “importanti” sono occupati.

Allora, che futuro dobbiamo attenderci? I problemi sono due: la delicatezza del compito di Giorgia Meloni da qui alle politiche del 2027 e la voglia di Elly di arrivare in fretta a Palazzo Chigi. La premier accusa il colpo e dice espressamente che “si andrà avanti”. D’accordo, ma in che modo? Se il referendum ha risposto così chiaramente alla legge sulla riforma qualcosa dovrà cambiare. Si parla di teste che debbono cadere, di probabili sostituti per un rimpasto di governo inevitabile. Chi, di grazia? I nomi sono sulla bocca di tutti, inutile far finta di non saperlo.

Gli “imputati” (come li classificherebbe il crudo Nicola Gratteri) sono tre: il sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro, il ministro Daniela Santanchè, a cui si aggiungerebbe il capo di gabinetto del Guardasigilli Nordio, al secolo Giusi Bartolozzi che ritenne il CSM un plotone di esecuzione. Al di là delle prime mosse che servirebbero per placare gli animi di coloro (pochi in verità) che contestavano le scelte della Meloni, ora si tratta di cambiare rotta e di capire in che modo Giorgia si appresta a governare nell’ultimo anno prima delle elezioni del 2027.

Ad una eventuale caduta del governo nessuno pensa: non solo la premier che ha sempre sostenuto che non avrebbe lasciato in caso di una sconfitta, ma anche la Schlein che si gode il trionfo, ma sa che sarebbe un gravissimo errore affrettare i tempi. Dunque, vediamo: per l’esecutivo l’aria è diventata putrida. Hai voglia ad affermare che “non è successo nulla e che tutto finirà nello spazio di qualche giorno”. Da qui alle politiche il cammino sarà duro e le scelte difficili. Un qualsiasi piccolissimo sbaglio potrebbe costar caro ad una Meloni già in bilico. Okay, giusto, ma come cambiare rotta senza venir meno ai programmi di governo sbandierati in campagna elettorale: quegli stessi che portarono la leader di Fratelli d’Italia a sbaragliare il campo della sinistra?

Forse si dovrà essere meno tranchant, più accomodanti nei confronti dell’opposizione in vista soprattutto di uno stravolgimento della legge elettorale. Questo vuol significare approvarla con il beneplacito di chi vorrebbe occupare la poltrona su cui siedi? Fino a questo punto proprio no. Però, qui “si parrà la nobilitate” della premier e dei suoi più stretti collaboratori.

Se qualcuno pensa che sia già pronta l’alternativa di governo sbaglia di grosso, perchè i sorrisi, gli abbracci, le foto di gruppo dopo il trionfo del No finiranno in un baleno e si riaccenderà la lotta per arrivare primi a Palazzo Chigi: I favoriti (e nessun altro) sono Elly Schlein e Giuseppe Conte. La prima è la vera dominatrice del campo largo, l’alleanza che dovrebbe portare alla rivoluzione nel 2027. Però, chi la contrasta e la combatte con tutte le sue forze è proprio il leader dei 5Stelle che muore dalla voglia di tornare a Palazzo Chigi. Una vendetta? Perchè no, in specie nei confronti di chi lo fece dimettere per far posto a Mario Draghi. Il divario lo si è visto anche ieri, nel giorno della strepitosa vittoria. Conte ha subito parlato di un programma scritto per filo e per segno e naturalmente delle primarie che vorrebbero dire un confronto diretto con la segretaria del Pd. Quest’ultima ha sempre cercato di evitare domande impertinenti dei giornalisti. Alla fine, ha alzato le braccia sillabando queste parole: “Io sono sempre pronta e non mi tirerò indietro”.

Finita l’euforia del No, l’opposizione dovrà cominciare a lavorare al suo interno se non vuole finire come quei pifferi che andarono per suonare e tornarono suonati. Non è solo il braccio di ferro tra i due capofila della sinistra a impensierire la Schlein: alla finestra si affacciano pure i gemelli Fratoianni e Bonelli, stanchi di essere considerati solo ruote di scorta. Last but not least il problema che ha un nome e un cognome. Si chiama Maurizio Landini, il quale sostiene che se il No ha vinto nella maniera in cui ha vinto lo deve soprattutto alla sua Cgil. Allora? Vuole una poltrona che conti il giorno in cui dovrà dimettersi. Le beghe non sono poche, quindi, e non sarà semplice risolverle tutte. Qualcuno rimarrà fuori e avrà parole di fuoco contro chi è stato un alleato senza sè e senza ma.

Nel giorno in cui i sondaggi sono andati a farsi benedire si è concretizzata un’altra sorpresa che poi tanto non è. Diciamo meglio si è ufficializzata: Repubblica e La Stampa sono state vendute ad un magnate che parla una lingua antica come quella di Roma, caput mundi. C’è chi ha scritto azzeccandoci che da oggi in poi in quei due giornali il No lo dovranno scrivere in greco. Più chiaro di così!

Published by
Bruno Tucci