Politica

La guerra dei consensi è già cominciata

Alla ricerca di uno slogan vincente. O di un programma che convinca gli assenteisti o i dubbiosi. Non sarà questo un compito facile per le forze politiche che si preparano ad una campagna elettorale lunga e piena di incognite. Per  chi si dovrà votare? Sono chiari gli orientamenti dei partiti che partecipano alle politiche del 2027?

È tutto avvolto nel mistero perché c’è molta pretattica e altrettanta furbizia. Ragione per cui il solo esporsi potrebbe costare caro a chi non ha fatto i conti con una realtà che spesso la pensa in maniera diametralmente opposta.

La partita interna al campo largo tra Schlein e Conte

Ecco perché nel lungo periodo che ci separa da quella consultazione, ogni mossa deve essere curata fin nei minimi dettagli. Allora, la segretaria si deve rivolgere ai vecchi esponenti di un tempo che sono stati fino a ora titubanti. Non hanno gradito la “rivoluzione a sinistra” del Pd, sono riformisti, ma non fino al punto di essere considerati compagni. Tra questi, figura Romano Prodi, un pezzo da novanta della sinistra moderata, il quale più volte aveva ripetuto: “Nessuno mi chiede nulla perchè avrei dei rimproveri da fargli o da farle”. Un chiaro avvertimento a chi di dovere: infatti, appena ha potuto, la Schlein ha chiamato il “padrino dell’Ulivo” per “scambiare con lui quattro chiacchiere”. Ufficiosamente, per avere Prodi dalla sua parte al momento del voto. Un passo assai significativo perchè vorrebbe dire avere compagni di cordata i riformisti dei Dem, i quali, magari, negli ultimi appuntamenti elettorali, non erano andati nemmeno a votare.

Il ruolo di Prodi e il recupero dell’area riformista

“È stato un colloquio franco e costruttivo”, ha detto Romano Prodi senza aggiungere altro. Si è parlato della patrimoniale, uno dei punti dolenti di via del Nazareno? “Sì, ne abbiamo parlato. C’è ancora tempo per discuterne ancora” ha ripetuto l’uomo dei tempi d’oro della sinistra, colui che per due volte, ha battuto Silvio Berlusconi in una elezione politica.

Non è solo un problema della minoranza: andare a cercare nuovi voti e allargare così il consenso di tanta gente agnostica. Lo ha, in maniera forse maggiore, la destra che guida il Paese. La svolta di Futuro Nazionale del generale Vannacci non è un problema di poco conto. Con chi si schiererà la destra-destra creata da pochi mesi? Qualche defezione si è già verificata tra i Fratelli d’Italia e la Lega. È una catena che continuerà oppure il salasso non andrà avanti? È tutta qui la grande questione della maggioranza, perché se davvero i fuori usciti dovessero aumentare, per la premier si prevedono tempi duri. Passi falsi non se ne debbono compiere, l’esecutivo non cambierà più nemmeno di una virgola, i rimpasti sono solo una fantasia della sinistra. Lo ha sostenuto con forza Antonio Taiani che dovrà smetterla di litigare con Matteo Salvini per non innervosire la gente, stanca di assistere ogni giorno a liti che vanno al di là dei limiti della correttezza politica.

Le sfide della maggioranza e le priorità del Paese

Se è vero che la guerra è al tramonto, che la tregua fra Iran e Stati Uniti è ormai vicinissima sarebbe bene che se ne prenda atto e si pensi al futuro del Paese. Questo non significa che l’opposizione deve smettere di fare il suo mestiere, quello di essere un cane da guardia che bacchetta la maggioranza quando sbaglia. Vuol dire pensare che non si debba sempre ripetere sì o no; ma a volte trovare un denominatore comune che risolva, ad esempio, l’incalzare dell’ inflazione che per molti vuol significare l’ingresso nella povertà. E’ questo che si vuole?

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Bruno Tucci