Politica

Il partito Capibara tra meme e politica: 24 ore di lavoro a settimana, salario minimo di 1.560 euro, reddito universale e servizi gratuiti (tra cui la casa)

Una settimana lavorativa di 24 ore distribuita su quattro giorni – dal lunedì al giovedì -, un salario minimo di 1.560 euro al mese, un reddito universale di 500 euro e la gratuità di casa, cibo, trasporti, sanità e istruzione. Sono le proposte del Partito Capibara, movimento nato sul web che negli ultimi mesi sta conquistando visibilità sui social grazie a una comunicazione fatta di meme, video virali, grafiche dai colori sgargianti e riferimenti alla cultura di internet.

Il programma

Dietro il progetto c’è Davide Dibitonto, conosciuto online come “xenodibi”, che sui social racconta e immagina un’economia radicalmente diversa da quella attuale. “Viviamo in una società in cui è più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo”, afferma, sostenendo la necessità di costruire “rivendicazioni che trasformino sensibilmente la nostra vita quotidiana”.

Il Partito Capibara si ispira alle teorie del post-lavorismo e dell’accelerazionismo di sinistra, secondo cui l’automazione e il progresso tecnologico potrebbero liberare gli esseri umani dalla necessità di lavorare sempre di più. Un’idea che il movimento declina attraverso il concetto di “comunismo di lusso”, una visione che immagina una società capace di garantire benessere materiale diffuso grazie all’abbondanza prodotta dalla tecnologia.

Non a caso il simbolo scelto è il capibara, il roditore sudamericano diventato negli ultimi anni una vera icona dei social. Il nome richiama infatti un episodio avvenuto durante la pandemia in Argentina, quando alcuni capibara tornarono a occupare una lussuosa area residenziale costruita sul loro habitat naturale.

Il programma politico si fonda su tre pilastri. Il primo è la riduzione dell’orario di lavoro: “Una settimana lavorativa di 24 ore dal lunedì al giovedì”, accompagnata da “un salario minimo mensile di 1.560 euro”. Il secondo “è la gratuità incondizionata dei sei bisogni fondamentali della nostra esistenza: la casa, le bollette, i trasporti, il cibo, l’istruzione e la sanità”.

Infine, il reddito universale. “Il terzo pilastro è l’istituzione di un reddito di base universale di 500 euro al mese ancorato al tasso di sviluppo dell’automazione”, spiega Dibitonto. Una proposta che il movimento intende portare fuori dai social e trasformare in progetto politico, con l’obiettivo dichiarato di presentarsi alle elezioni politiche del 2027.

Published by
Gianluca Pace