(Foto da Instagram)
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Il Partito Capibara si ispira alle teorie del post-lavorismo e dell’accelerazionismo di sinistra, secondo cui l’automazione e il progresso tecnologico potrebbero liberare gli esseri umani dalla necessità di lavorare sempre di più. Un’idea che il movimento declina attraverso il concetto di “comunismo di lusso”, una visione che immagina una società capace di garantire benessere materiale diffuso grazie all’abbondanza prodotta dalla tecnologia.
Non a caso il simbolo scelto è il capibara, il roditore sudamericano diventato negli ultimi anni una vera icona dei social. Il nome richiama infatti un episodio avvenuto durante la pandemia in Argentina, quando alcuni capibara tornarono a occupare una lussuosa area residenziale costruita sul loro habitat naturale.
Il programma politico si fonda su tre pilastri. Il primo è la riduzione dell’orario di lavoro: “Una settimana lavorativa di 24 ore dal lunedì al giovedì”, accompagnata da “un salario minimo mensile di 1.560 euro”. Il secondo “è la gratuità incondizionata dei sei bisogni fondamentali della nostra esistenza: la casa, le bollette, i trasporti, il cibo, l’istruzione e la sanità”.
Infine, il reddito universale. “Il terzo pilastro è l’istituzione di un reddito di base universale di 500 euro al mese ancorato al tasso di sviluppo dell’automazione”, spiega Dibitonto. Una proposta che il movimento intende portare fuori dai social e trasformare in progetto politico, con l’obiettivo dichiarato di presentarsi alle elezioni politiche del 2027.
