Iran, il sito nucleare di Fordow (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
La guerra degli Usa e Israele punta davvero a bloccare il nucleare iraniano? Ricostruiamo la vicenda per comprendere se si punta alla non-proliferazione del nucleare dal punto di vista militare (armi atomiche e bomba nucleare per capirci) o se nell’attacco sferrato a Teheran c’è dell’altro.
Nella guerra dei “dodici giorni” del giugno 2025, i bersagli dichiarati erano le installazioni nucleari: Fordow, Natanz, Isfahan. Ora, a quanto pare, gli obbiettivi della guerra che stanno conducendo Stati Uniti e Israele si sono allargati e lo scopo sembra essere quello di colpire pesantemente il regime.
Nel 2015 l’Iran aveva raggiunto l’Jcpoa, il Joint Comprehensive Plan of Action, un accordo sul nucleare (militare, quello civile sulla carta è permesso a tutti ndr) firmato con il gruppo P5+1: Usa, Gran Bretagna, Francia, Russia, Cina e Germania. L’accordo, malgrado fosse imperfetto, era funzionante: limitava l’arricchimento al 3,67%, prevedeva ispezioni sistematiche e fissava nuove ispezioni.
L’iran aveva aderito pur non rispettando alcune regole: l’Aiea, l’agenzia dell’Onu che controlla i siti nucleari e la loro proliferazione, aveva segnalato opacità su siti non dichiarati, ritardi nell’accesso agli ispettori in alcuni impianti e tracce di attività molto vecchie e mai dichiarate.
Questo accordo venne bloccato da Trump nel 2018 permettendo così a Teheran di essere libera da vincoli e obblighi. L’Iran ha così ricominciato ad arricchire l’uranio proseguito anche dopo l’arrivo delle sanzioni. Il programma dell’arricchimento, piuttosto che fermarsi, ha preso un’accelerazione.
Si è poi arrivati alla guerra del giugno 2025. Ad essere colpite sono stati diversi siti nucleari. I bombardamenti non hanno però portato sempre ai risultati sperati: Fordow, ad esempio, è un sito che si trova 60 metri sottoterra e a quanto pare è resistito completamente alle bombe.
Trump sta colpendo l’Iran e non parla più di nucleare e di non-proliferazione. Quello che resta è una guerra di cambio di regime.