Donald Trump (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Per due giorni saremo nelle mani di Donald Trump. Non solo noi italiani, tutto il mondo perchè dipende solo da lui se la guerra nel Golfo avrà termine. L’accordo è stato raggiunto tra Iran e Stati Uniti, ma serve il placet della Casa Bianca. Ora se fossimo al cospetto di un uomo che non cambia idea ogni momento, se non ogni minuto, potremmo esultare perchè finalmente i missili e le bombe smetteranno di piovere dal cielo. Ma dobbiamo fare i conti con lui che da quando è tornato ad essere il primo degli americani ha dimostrato di avere un carattere definiamolo con bontà mutevole.
Ecco perchè le due sponde dell’Atlantico sono in ansia. Pendono dalle sue labbra perchè lui ha preso quarantotto ore di tempo per ratificare quanto è stato deciso. Lo Stretto di Hormuz sarà di nuovo libero, non ci saranno Paesi favoriti e non; anche sull’uranio è stato trovato un punto d’incontro. Allora perchè il grande Trump non dice subito sì, di modo che i guai economici diventino soltanto un ricordo? Al riguardo bisognerebbe interrogare gli psicologi o addirittura gli psichiatri.
Lavoro troppo lungo e complicato. Allora proviamo nel nostro piccolo a darci una spiegazione. Ancora una volta, Trump vuol dimostrare di essere l’uomo più potente dell’universo intero. Solo lui ha queste capacità, nessun altro. Magari la sera, in questo breve lasso di tempo, si guarderà allo specchio la sera e si domanderà come la strega di Biancaneve: “chi è il più potente del reame?”
Altre spiegazioni non ce ne possono essere perchè il patto raggiunto da chi ha condotto i negoziati concede all’America quel che l’America aveva chiesto. Ora l’ha ottenuto: per quale ragione tergiversare o, meglio, temporeggiare? Adesso miliardi di persone non debbono perdere la pazienza, dovranno essere più bravi di Giobbe e aspettare mettendosi alla finestra e, magari per chi ci crede, rivolgersi alla Divina Provvidenza. Vogliamo per una volta essere più ottimisti di quel che già siamo aspettando il Verbo e l’ok di un uomo che vuole essere ancora una volta “il padrone del mondo” (almeno a parole).
Torniamo quindi sulla terra e occupiamoci delle quisquilie che riguardano il nostro Paese. L’eco delle amministrative non si è ancora spento: la destra è euforica perchè dopo la batosta del referendum, ha ripreso a respirare. Meloni è sempre più ironica, ma non va al di là delle battute umoristiche. “Il nostro tracollo è rimandato”, dice controllando la felicità.
A sinistra, l’imbarazzo è quanto mai di scena e gli esponenti di spicco non sanno più a che santo votarsi. Stefano Bonaccini afferma tesi che lasciano perplessi quanti lo ascoltano: “Abbiamo perso, ma abbiamo vinto”. Si comporta come quei dirigenti di una squadra di calcio che dopo essere arrivati secondi sostengono: “Lo scudetto è nostro”
Elly Schlein, che sorride meno, si limita a spiegare: “Siamo competitivi”. In che modo? Lasciando ad altri la vittoria? Francesco Boccia, capogruppo al Senato del Pd è ancora più contorto. È convinto che queste elezioni amministrative contano poco, sono un fatto locale e basta”. Allora perchè alla vigilia del voto i massimi esponenti del campo largo si sono precipitati a Venezia perchè ritenevano che lì sarebbe cominciato il cammino vincente dei partiti progressisti? Insomma, bisogna saper perdere come insegna il ritornello di una vecchia canzone.
La verità è che la segretaria dei dem ha altre gatte da pelare, riguardano la sua persona. Gli amici- nemici non si nascondono più, sono convinti che con lei sulla poltrona di via del Nazareno, il ribaltone non riuscirà mai. Perciò, si sente come un pugile all’angolo e non è più certa che la maggioranza del Pd sia dalla sua parte. Ecco perchè è preoccupata, ecco perchè non si fida più dei 5Selle che, a detta di molti, hanno votato contro per metterla alla berlina e lasciare a Giuseppe Conte la strada aperta per essere lui il candidato che dovrà vedersela fra un anno o poco più con Giorgia Meloni la quale non ha nessuna intenzione di mollare Palazzo Chigi.
Gli ultimi episodi di cronaca riportano in primo piano un problema molto sentito dall’opinione pubblica. I migranti irregolari che violano la legge possono rimanere nel nostro Paese o debbono essere immediatamente rimandati a casa? Un sondaggio assai recente non ammette discussioni: il 50 per cento degli italiani non li vuole più qui da noi ed è a favore di quanti ritengono che non possono più continuare ad usare la violenza ed a strupare donne indifese. Questo sarà un grande dilemma per la campagna elettorale ormai in atto. Si può revocare anche la cittadinanza a chi delinque?
Un ultimo capoverso riguarda il nostro mondo, quello del giornalismo: all’improvviso Mario Sechi, il direttore di Libero, è stato licenziato su due piedi perchè ha difeso (è la sua tesi) la libertà di stampa. Eppure sulle sue convinzioni politiche non si possono avere dubbi essendo stato per qualche mese il portavoce di Palazzo Chigi
Alla Stampa di Torino, Alessandro De Angelis, il nuovo proprietario del giornale, ha dichiarato in una intervista che il suo giornale “non sarà più una piccola Repubblica”, ma tornerà ad essere il quotidiano borghese che è sempre stato libero. Queste rivoluzioni giornalistiche hanno a che fare con il decorso della politica? Ce lo dirà il futuro.