Politica

La violenza e il fantasma Br. Genova insegna ancora qualcosa

Per noi che da Genova abbiamo visto nascere la violenza delle Br, seguendo da vicino, come facevano i cronisti dell’epoca, la loro terribile odissea, la loro organizzazione, la geometrica potenza, la disperata ideologia che li supportava, le ipotesi che oggi sono avanzate su una loro ricomparsa possibile, dietro le manifestazioni di piazza di questi giorni, sembrano non solo azzardate ma totalmente improprie.

Non si può dire che questa violenza scatenata sulla coda o dentro ai massicci cortei di Torino e nei prossimi temutissimi di Roma, ma anche prima in tante manifestazioni con grande partecipazione, possa indurre un “riarmo” di quella formazione terroristica che insanguinò l’Italia da metà degli anni Settanta del Novecento per oltre 15 anni, fino alla loro sconfitta totale, al pentitismo, all’errore fatale di uccidere l’operaio Guido Rossa, genovese, che li denunciò.

Come abbiamo appena ricordato nell’ennesimo anniversario della sua eroica morte. Oppure non si può prevedere che le folate di violenza suscitate in genere nel mondo, e in questi casi incanalate nella coda di manifestazioni pacifiche, possano tradursi in un blocco organizzato di terrorismo stile Novecento. Per chi non lo ricorda, per chi non lo ha saputo mai, appartenendo a generazioni successive a quegli “anni di piombo”, che cambiarono in parte anche il destino della nostra città per anni e anni, va ricordato che “dietro” le Br, quelli della stella a cinque punte, c’era una concezione rivoluzionaria, il progetto di rovesciare il sistema dei partiti, colpendo lo Stato al suo cuore, partendo da una ideologia forte, da principi marxisti-leninisti esasperati e consolidati in un gruppo prevalentemente di giovani di estrazione nella estrema sinistra, qualcuno nato nei partiti tradizionali e poi traslocato fino alla lotta armata, alla clandestinità.

Quella ideologia nella sua estrema esasperazione è stata sconfitta dalla storia, non solo dai carabinieri del generale Dalla Chiesa, dalla legge sui pentiti e dalla mobilitazione della stessa classe operaia, che capì per intero dopo il sacrificio di Rossa che quelle non erano le “sedicenti Brigate Rosse”.

Le Br nacquero vicino a Genova, a Chiavari in una riunione nella sala Marchesani , prestata dalla Curia, che ignorava evidentemente come quella riunione organizzata da Renato Curcio e Alberto Franceschini ed altri, avrebbe gettato le fondamenta di un partito armato, capace di terrorizzare l’Italia. Curcio era uno studente della Facoltà di Sociologia di Trento e Franceschini un ex militante della FGCI. Nacquero, quindi, in un tempo tanto diverso da oggi, con tante ideologie contrapposte. I partiti del sistema democratico italiano avevano le loro ideologie, i loro principi, fino all’estrema destra e anche quella non estrema del MSI, che allora era fuori dell’arco costituzionale. Le frange di estrema sinistra “strappavano” duramente dal sistema e contestavano sulla scia potente del Sessantotto.

Il Pci era granitico e monolitico, la Chiesa usciva dal Concilio Vaticano II ed era sferzata dai movimenti del dissenso cattolico. I movimenti extraparlamentari erano mobilitati sopratutto da studenti e molto meno da operai e avevano ampie distinzioni tra le loro tattiche, con tanti “cattivi maestri”, i cosidetti intellettuali, annidati spesso nelle Università: quella genovese di Lettere a Balbi era stata un vera fucina. Alla fine la statistica ha chiarito che questo esercito non avrebbe contato più di qualche centinaio di militanti. A fronte di almeno 500 vittime e migliaia di azioni tra sequestri, rapine, attentati, omicidii. Per i brigatisti si trattava di una organizzazione a “colonne”, sotto il principio della “compartimentazione”, nella quale la linea tracciata dai fondatori, come Curcio e Franceschini ( arrestati, condannati e anche evasi ), si era esasperata passando dalle azioni dimostrative, alle decine di gambizzazioni, ai sequestri, alle esecuzioni, prima delle quali quella a Genova del Procuratore Generale Francesco Coco e della sua scorta, in salita santa Brigida, fino a Aldo Moro nel 1978, dopo una lunga e drammatica prigionia, che segnò in modo incancellabile la Storia del paese, ma anche in qualche misura la fine delle Br.

E poi marchiò anche la fine di un tempo tragico, più complessivo, nel quale la formula degli “opposti estremismi” aveva semplificato con tanti equivoci la scena italiana, dove il terrorismo “rosso” sarebbe stato bilanciato da quello “nero” della “strategia della tensione”, che piazzava le bombe nelle banche (Piazza Fontana a Milano, il via tragico al terrorismo nero), nelle piazze, sui treni, nelle stazioni ferroviarie, come a Bologna (90 morti), sulla scia di una voglia strisciante di golpismo, che aveva allarmato il sistema democratico già negli anni Sessanta, con i tentativi di Junio Valerio Borghese, con le mobilitazioni “bianche” di Edgardo Sogno, già partigiano, con la “Rosa dei venti”, in cui tentarono di coinvolgere perfino l’imprenditore genovese Andrea Mario Piaggio e con altri misteri di complotti per un putsch militare, che sfiorarono perfino la presidenza della Repubblica di Antonio Segni.

Ma quel tempo era quello della guerra fredda, della cortina di ferro, del Pci che solo dopo gli interventi dell’Urss in Ungheria, in Cecoslovacchia e l’avvento alla sua guida di uomini come Enrico Berlinguer aveva incominciato a staccarsi dalla dottrina di Mosca, che aveva fatto tremare il mondo per i missili a Cuba e per la contrapposizione dell’armamento nucleare con gli Usa. Era il tempo nel quale gli Usa temevano per l’Italia, un paese- frontiera con quella cortina di ferro a due passi e nel quale prosperava il partito comunista più forte d’Europa. E questo voleva dire “controllo”, fino a che punto?, dei movimenti rivoluzionari di estrema sinistra, infiltrazioni, dossieraggi, in un mondo nel quale gli Stati Uniti pilotavano da lontano i golpe nel “giardino di casa loro”, come quello che rovesciò in modo violento il governo di Unitad Popular di Salvador Allende in Cile, anno 1973.

Nello scenario di oggi, con il mondo scosso da una rivoluzione geopolitica che non si ferma più e un nuovo ordine mondiale di poche potenze che si mettono a tavola e gli altri paesi che diventano il menù, come ha scritto cosi efficacemente il premier canadese, Mark Carney, quale può essere la base di un movimento “rivoluzionario”, che nasce ai margini delle grandi manifestazioni, sulla scia di quelle violenze mascherate, con i poliziotti presi a martellate e un esercito multinazionale di black bloc e di post black bloc, che si addensa ad ogni occasione per colpire, devastare e ora anche cercare di uccidere? Prendendo a martellate i poliziotti… Possiamo anche risalire al nostro terribile G8, nel quale la violenza e le devastazioni esplodevano ai margini dei grandi cortei sulla globalizzazione, le tute bianche pacifiche e i neri che colpirono Genova al cuore, minacciando i grandi della terra e il loro ordine.

Oggi che il globalismo o la globalizzazione sono stati superati da altri scossoni mondiali, come si può andare a trovare la radice di questa nuova violenza devastante, omicida nelle intenzioni che si intravvedono dietro e all’ombra di quei cortei che incominciano pacifici e diventano per colpa dei manipoli “neri” una vera guerriglia?

Le guerre e l’immigrazione, che è come un’onda inarrestabile, la debolezza del nostro Continente, creano un terreno pericoloso dove la violenza certamente si alimenta terribilmente in un disagio sociale dalle molte facce. Ma il paragone ipotetico con quel terrorismo sanguinario brigatista e dei loro satelliti, e l’altro nero delle bombe che uccidevano cittadini innocenti e dei responsabili sempre sfuggiti o quasi, circoscritti nel tempo e anche sulla scena globale , germogliati indelebilmente proprio quasi sotto i nostri occhi di giovanissimi osservatori, mi sembra improponibile e anche pericoloso per la istigazione che contiene.

Ciò non vuol dire certo che questa violenza non vada combattuta con tutti i mezzi che uno Stato democratico possiede, rinforzando le misure di protezione dell’ordine pubblico, migliorando i servizi di intelligence, che sono tra i migliori al mondo, gestendo le grandi manifestazioni pubbliche come andrebbe fatto. Ma senza evocare quella stella a cinque punte. Certamente i valori base della società novecentesca non ci sono più e sono caduti gli argini della famiglia ( che allora si contestava), della Chiesa per chi era credente ( da cui allora si “dissentiva prima di uscirne), dei partiti politici, sopratutto quelli forti ideologicamente, come il PCI e il PSI e la Dc (dai quali si “strappava”, formando altri partiti, oppure in formazioni estreme, ai margini della clandestinità) e c’erano, più in generale, gli argini di una società forse ancora classista, ma con regole ferme (che si capovolgeva, mettendo in discussione i suoi capisaldi).

Oggi in un panorama senza questi confini è cambiato prima di tutto il valore della vita umana, che conta molto meno, come vediamo ovunque, dalle guerre diffuse, la Terza Guerra Mondiale a pezzi di papa Francesco, alle violenze private diventate omicidi, femminicidi, stragi a scuola e non solo, attentati indiscriminati, dove non si mettono bombe e poi si firma con il volantino ideologico, ma si spara nel mucchio per motivi pseudoreligiosi, sulla scia del tragico 11 settembre 2001 delle Due Torri…… La violenza è diventata non un atteggiamento estremo, selezionato nella sua espressione, ma un ingrediente della vita quotidiana. Da quella di chi spacca tutto per rubare e procurarsi una dose di crak, a chi si vendica di una separazione uccidendo e poi mutilando addirittura la vittima, a chi esercita il proprio potere didattico, per infierire sui alunne e alunni. Senza argini e con la violenza come connotato della propria posizione nella vita comune è chiaro che oggi si possa pensare a una forma terroristica in qualche modo organizzata, che può dilagare indiscriminatamente secondo schemi fissi, in squadre apposite, per di più collegate internazionalmente, per alimentare scossoni ai sistemi di governo e di potere vigente. Ci sono già i segnali e gli esempi, come quelli già ricordati qui sopra, del tragico G8 genovese del 2001. Ma allora eravamo nel clima della globalizzazione e quella forma era rivolta a demolire comunque e ovunque per fermare quel processo che si è poi arrestato per tanti motivi dal 2008 della crisi economica mondiale. Oggi lo spauracchio, agitato anche da leaders come il ministro della Giustizia Nordio, da chi è manovrato nel disordine mondiale? Le Br usate come fantasma del passato erano 500, destinate alla consunzione per il loro ambito ristretto e il controllo di chi si infiltrava. Il movimento della violenza di oggi non ha confini per cui fa più paura ma è profondamente diverso.

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Franco Manzitti