Le grandi manovre della politica: alleanze, strategie e scontri verso le prossime elezioni (foto dal web) - Blitz quotidiano
Potremmo definirle le grandi manovre della campagna elettorale. Oggi sei un grande amico, perfetto da un punto di vista ideologico; domani diventi un avversario che devi combattere fino in fondo. Difficile orientarsi e andare appresso a tutte le beghe degli abitanti del Palazzo. Mai puntare su un cavallo vincente perchè potrebbe darsi che al traguardo sia buon ultimo. A destra e a sinistra il panorama è frammentato e spesso chi deve commentare la politica si trova dinanzi ad un muro che ventiquattr’ore prima non c’era.
Oggi, al centro di questa enorme confusione c’è il generale Vannacci che si trova in mezzo al guado e non si capisce dove voglia andare a parare. Brucia le preferenze, alcuni sondaggi ritengono che abbia superato il sei per cento mettendosi alle spalle il suo “inventore”. Matteo Salvini non se ne preoccupa, sostiene che sarà un fuoco di paglia, ma nel silenzio delle quattro mura domestiche si dannerà l’anima. “Non è vero”, professa chi gli è vicino. “Il vice presidente è tranquillo e segue il suo percorso”. Quale, di grazia? Non dovrà tirare troppo la corda se non vuole inimicarsi i suoi compagni di viaggio, Giorgia Meloni e Antonio Taiani.
Per andare dove? Al centro, dove si affollano i desideri di tante forze politiche? Ecco allora presentarsi sul palcoscenico della politica i furbi, le vecchie volpi di Montecitorio e Palazzo Madama.
Poteva mancare a questo appuntamento Matteo Renzi? Assolutamente no, perché il leader di Italia Viva deve trovare una strada giusta per ritornare in auge. Nel campo largo, qualcuno gli chiude la porta in faccia e non vuole saperne di averlo come commensale il giorno in cui si troverà l’accordo. Sono i 5Stelle i suoi nemici, con in testa Giuseppe Conte che non si fida di lui. Non ha dimenticato lo “stai sereno” rivolto a Enrico Letta, pugnalato qualche giorno dopo. Chi tradisce una volta non ha paura di farlo una seconda.
Così Renzi capisce l’antifona, nonostante l’appoggio di Elly Schlein e torna fra le braccia della sua vecchia passione. Nasce la “casa riformista” a cui potrebbero aderire gli scontenti del Pd, una parte degli assenteisti e degli indecisi che hanno disertato le urne degli ultimi tempi e, perché no? Carlo Calenda. È un’armata sufficiente a trovare una poltrona di prestigio? Mai fidarsi dei sondaggi. Quindi, Renzi studia e punta il fucile contro Vannacci, non per sparagli addosso, ma per cercare di rubare voti alla maggioranza e renderla meno aggressiva. In questo modo, Fratelli d’Italia dovrebbe lasciare Palazzo Chigi regalandolo al campo largo che avrebbe bisogno di altri voti. Eccoli, quelli della nuova coalizione di centro: e’ pronta in cambio di qualche poltrona che conta.
Le manovre sono tante, di ufficiali non ce ne sono, ma sottobanco tutto diventa possibile anche che Silvia Salis, il sindaco di Genova, strizzi l’occhio a Piantedosi sul problema della sicurezza. La donna è abile e non si lascia abbindolare da quei giornalisti che vogliono intervistarla. “D’accordo”, risponde il suo ufficio stampa “Però le domande si debbono conoscere prima”. Al diavolo, la libertà di stampa. Gli sgambetti non piacciono, meglio premunirsi.
Al centro di ogni polemica c’è il nome di Giorgia Meloni che dovrebbe presentarsi in Parlamento per spiegare in aula alcune decisioni dell’esecutivo. Se dovesse dire si a tutti, il novanta per cento delle sue ore di lavoro le passerebbe a Montecitorio o a Palazzo Madama. Le critiche sono violentissime, riguardano ogni mossa del governo, anche se in quell’episodio Palazzo Chigi non ha messo becco. Da un punto di vista internazionale, la sinistra italiana considera la premier una donna isolata senza più la sponda di Trump e magari di Zelensky. Cioè, l’esatto contrario di quel che scrive in un editoriale il prestigioso Wall Street Journal, il quale ritiene che l’Italia sia un Paese stabile guidato “da una donna combattiva e pragmatica”.
Com’è lo stato di salute dei nostri Parlamentari? Litigano e se questo è il loro “divertimento” significa che stanno bene. Certamente meglio del sindacato che con Maurizio Landini si aggrappa a tutto pur di apparire.
Anche alla Rai succede il finimondo. Si dimettono tutti in commissione di vigilanza: prima gli esponenti della sinistra, poi quelli di destra. Ora a Viale Mazzini non sanno più che pesci prendere, perchè la politica langue e non dà più ordini. “Noi che facciamo”, dicono in silenzio gli abitanti del palazzo con il simbolo del cavallo? Meglio dividersi tra Telemeloni e nuova Telekabul, tanto chi ci va di mezzo è sempre l’abbonato che paga il canone. Cioè, Pantalone.
Allora, viva le fiction o magari i lunghi spot che riducono sensibilmente i programmi. Tanto alla fine ci penserà l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti che guarda solo a sinistra.