Legge elettorale e centrosinistra, lo scontro politico verso le elezioni 2027 (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Si apre subito un’altra guerra. Politica si intende, perchè sembra quasi che in Parlamento non se ne possa fare a meno. Eccola qui, bella e pronta la schermaglia (eufemismo) che si apre immediatamente dopo le amministrative. Stavolta, si parla di legge elettorale che la maggioranza ha fretta di approvare. Il conflitto si aprirà il 26 giugno prima in Commissione poi in aula. La bagarre è pronta perchè il Pd si oppone e tuona contro: “Hanno paura di perdere, questa è la ragione per la quale si affannano e imprimono una forte spinta all’iniziativa”. La destra sorride, si sente tranquilla perché “con il nuovo testo si vuole solo favorire la stabilità dell’esecutivo. Altrimenti assisteremmo al teatrino dei governi tecnici o, ancor peggio, di quelli che durano una sola estate.
È un dibattito sottile che nasconde mille incognite e sui quali i “cervelli” delle due forze si combatteranno a furor di rinvii o di qualche altro marchingegno che ancora non si conosce. L’opposizione non concede sconti: è soprattutto contro il premio di maggioranza che non convince il vertice del Pd e dei suoi cespugli. C’è dell’altro, però: ben più importante e significativo.
Torna in ballo il quesito di chi dovrebbe essere il candidato premier per le elezioni del 2027. Si aprono scenari diversi, ogni mossa è buona per mettere in difficoltà non solo gli avversari, ma anche gli amici-nemici. La ragione è presto detta: la maggioranza non ha dubbi su chi dovrebbe sedere a Palazzo Chigi nel caso in cui dovesse ancora avere la meglio sull’opposizione. Meloni, Taiani e Salvini non si contendono quella poltrona perchè in caso contrario firmerebbero la sconfitta.
Nel campo largo (o presunto tale) la situazione è diversa perchè la battaglia è aperta ed è ancora lontana dal concludersi. I dem hanno una sola certezza, quella di Elly Schlein, la primadonna e la segretaria del partito che ha più voti degli altri. Chiaro, no? Invece non è affatto così, perché chi bussa a quella porta è Giuseppe Conte, due volte primo ministro e soggetto che ha le credenziali al posto giusto. Tanto è vero che già un paio di mesi fa, subito dopo il voto-batosta del referendum tornò a far sentire forte la sua voce. “Ecco, è giunto il momento”, sosteneva, “scriviamo un programma comune voluto da tutti, con in più il nome di chi dovrebbe battere la Meloni costringendola a tornare a casa, nella sua bella Garbatella”.
La contesa a due si è ampliata perchè all’orizzonte si è affacciata una nuova concorrente, di sesso femminile, approdata da poco al comune di Genova come sindaco. Una bella rogna, non era nelle previsioni. Che cosa fare? Trovare nuovi marchingegni che avrebbero potuto sconfiggere chi partecipava alla contesa. Era sicuro il patto dei partiti dell’opposizione oppure c’era qualcosa che non andava? All’apparenza, nessun attrito: abbracci e baci, foto di rito con tanto di brindisi e di sorrisi di coloro che pensavano di poter vincere alle politiche dopo la spallata del referendum. Non era così facile quell’obiettivo, ma la furbizia dell’uomo va al di là di qualsiasi progetto.
Si entra nel complicato campo delle ipotesi, tutte da confermare. I rumors aumentano in specie dopo che a Venezia e Reggio Calabria la destra ha sbaragliato la sinistra capovolgendo i pronostici. Come mai, visto che la campagna elettorale aveva dato segnali diversi con i sondaggi tutti a favore del campo largo? Di chi era la manina che aveva potuto sovvertire i pronostici? Nell’occhio del ciclone entrano di prepotenza i 5Stelle sui quali si appuntano le accuse (nascoste ufficialmente). Un attimo di attenzione: nel Pd non si respira aria tranquilla perché la Schlein non ha tutti dalla sua parte; ci sono i riformisti, i moderati, i “controrivoluzionari” che vorrebbero tanto tornare all’antico, magari ai tempi della vecchia Dc che vinceva sempre nonostante le critiche feroci di chi non era d’accordo.
Eccolo, dunque, l’intrigo: bisognava mettere con le spalle al muro la Schlein perchè se avesse perso in modo clamoroso le amministrative il suo futuro sarebbe stato incerto. Addio ai sogni di gloria ed alla felicità di sedersi a Palazzo Chigi. Dove si nasconde l’inganno? Siamo sempre nell’ambito dei si dice, ma qualcuno ritiene che a tradire sarebbero stati proprio i pentastellati in favore di un Giuseppe Conte maggiormente voluto da quanti alle politiche del 2027 vorrebbero sbaragliare Giorgia Meloni.
La sinistra si interroga: queste chiacchiere non hanno nessun fondamento oppure hanno un minimo di verità? Fake news e basta? Nel Pd il dibattito s’infiamma. Le correnti che non gradiscono l’attuale assetto del partito diventano ossessive. L’atteggiamento del vertice non è gradito da una buona parte dei suoi iscritti a cui non piace il continuo andirivieni delle proposte. “A forza di rinviare, si resuscita la destra che era praticamente morta dopo il referendum. Allora, non bisogna perdere altro tempo: si scelga in fretta un leader, si vada alle primarie e sarà quindi il voto popolare a decidere”. “We can”, lo ricordate questo motto?