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“Ogni Natale mandavo a tutti delle scatole di torroncini di San Marco dei Cavoti, dal Papa in giù li mandavo a tutti, e pure a Grillo. A un certo punto, lui si presenta in tv con i miei torroncini e dice: vedete, la Dc mi vuole addolcire, mi vuole corrompere. Però, se dici che ti corrompo, perché non me li hai mai rimandati indietro? Se li è mangiati tutti pure quella volta”. A raccontarlo in un’intervista a la Repubblica è il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, che sabato festeggerà i cinquant’anni dalla prima elezione.
L’ex ministro dice di conservare l’amicizia con D’Alema e anche con Sangiuliano ha un “ottimo rapporto”. Mentre Romano Prodi “ha un carattere un po’ così, non mi ha mai perdonato la caduta del suo governo”. Per Mastella oggi il Parlamento “non ha controllo, è alle dipendenze del governo. Noi invece, pur essendo del partito di maggioranza, mettevamo in discussione spesso palazzo Chigi”.
E al campo largo direbbe di tenere “tutti dentro, anche Renzi”, di chiamare il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, e di “fare a lui il centro. È il più bravo di tutti – osserva – dopo Mastella, naturalmente”.
In un’intervista a Il Fatto Quotidiano aggiunge, inoltre, che “il livello medio prima era molto più alto” mentre “oggi viviamo una crisi generale: della politica, delle istituzioni, anche della Chiesa”. Quanto alla sua storia, il suo errore più grande? “Dice mia moglie che non avrei dovuto fare il ministro della Giustizia. Forse ha ragione. Mi sono trovato nei guai per vicende che poi si sono rivelate inconsistenti”.
A una domanda poi sul leader più sopravvalutato, Mastella risponde: “Salvini. E anche Grillo”. Sostiene siano “stati fenomeni molto ingigantiti. Bossi invece era un leader vero. Anche Conte ha mostrato di avere più spessore di Grillo”. Quello trattato più ingiustamente dalla storia, invece, è “Aldo Moro. Doveva diventare presidente della Repubblica. Non lo è diventato per una miscela di invidia, paura e miopia politica”.