Niscemi, immagini che portano la morte nel cuore. E i politici litigano anche sulla frana (Fonte Ansa) - Blitz Quotidiano
Francamente dopo aver visto le immagini che la tv ha trasmesso su Niscemi abbiamo avuto la morte nel cuore. Un paese che in parte non ha più vita, 1500 persone che debbono lasciare la loro casa (dove magari sono nati) e non potranno più entrarci. Gente che piange, che non sa più quale sarà il suo futuro, bambini che rivogliono i loro giocattoli, lacrime, disperazione. Come non essere coinvolti in una tragedia simile, come non capire quelle donne e quegli uomini che si interrogano e non sanno più quale sarà il loro destino?
Ecco, dinanzi ad uno spettacolo così triste e così drammatico, che cosa fanno i nostri parlamentari e i partiti che loro rappresentano? Litigano e vanno alla ricerca di come battere l’avversario servendosi di una tesi invece che di un’altra. Giorgia Meloni corre in Sicilia, sorvola con un elicottero quei territori che l’uragano Harry ha distrutto, vede con i propri occhi quel disastro, convoca immediatamente una riunione in comune per decidere il da farsi, per correre in fretta e dare un aiuto concreto a chi ha perso tutto. Cento milioni per ora, ma è solo una prima somma. “Stavolta non sarà come in passato, dovremo agire subito”, dice a quanti stanno con lei intorno a quel tavolo della disperazione.
Bene, si dovrebbe essere uniti, tutti insieme, per riparare ai danni che la natura ha voluto infliggere a queste migliaia di persone. Una sola voce fra destra e sinistra, senza le solite divisioni, le solite ripicche. Invece, purtroppo, lo spettacolo che si presenta sul palcoscenico non muta. La premier viene attaccata: c’è chi fra i 5Stelle parla di propaganda e di pubblicità che vuol farsi per apparire la presidente del consiglio che l’Italia voleva. Si dice che il suo viaggio sia avvenuto come sempre in ritardo, come stavolta la Schlein sia arrivata prima di lei, come se si trattasse di una corsa sui cento metri invece che di un problema che dovrebbe coinvolgere l’intero Parlamento.
Siamo alle solite: un braccio di ferro per dimostrare chi ha ragione e chi torto. “Dove vanno a pescare i soldi che servono per la ricostruzione? Per risanare un territorio che per troppi anni è stato abbandonato?, accusa l’opposizione. “Il Paese ha un’economia che traballa, si fa presto a riempirsi la bocca per poi dimenticare i problemi”. La sinistra ha parole durissime, tornano alla ribalta i soldi che servono per costruire il ponte di Messina, tredici miliardi che potrebbero essere impiegati per scopi assai più urgenti. Insomma, si pensa solo a portare acqua al proprio orto invece che preparare un programma che valga a lenire le ferite che sono sotto gli occhi di tutti.
Non c’entra nulla, ma fa sempre bene riavvolgere il nastro e parlare della sottomissione che la destra al governo ha per Trump. “Che c’azzecca”, direbbe Antonio Di Pietro. Nulla, ma fa parte del gioco politico e quindi non bisogna dimenticarlo. Chissà che cosa penseranno quei poveretti che hanno perso tutto quando vedranno simili baruffe che non servono a niente. La destra si difende come è naturale che sia: “Questa polemica sul ponte è solo strumentale”, si replica. “Quella somma ha scopi assolutamente diversi”, aggiungono. “Non è vero”, si ribatte. Sono denari buttati dalla finestra per un’opera che non porterà benefici alle due regioni interessate: la Sicilia e la Calabria che hanno ben altri problemi assai più urgenti da risolvere”.
Non è escluso che la solita bagarre che scoppia ogni qual volta bisogna intervenire in fretta porti ad un rinvio che stavolta sarebbe assurdo. “Inconcepibile”, sostiene chi fa del buon senso il proprio credo. Gli estremismi di coloro che sono “per il tanto peggio, tanto meglio” (uno slogan che ci ricorda tempi che non vorremmo mai rivedere) debbono essere respinti. Occorre solidarietà in casi del genere. Istituire finalmente una commissione bipartisan della quale dovrebbero far parte esponenti della maggioranza e dell’opposizione che alla fine (molto in fretta) presenti un progetto che in poco tempo risollevi quei paesi che da questa tragedia hanno avuto danni che potrebbero essere irreversibili se non si agisce presto. Dimentichiamo almeno per qualche settimana gli scioperi del venerdì, le marce pro pal, le flotille, le polemiche inutili, gli scontri verbali che vanno a di là del politically correct e pensiamo di più al nostro Paese che ha bisogno di voci concordi per un futuro migliore.
Però, per ultimo (e forse no) lasciatemi scrivere di una notizia che lascia tutti noi interdetti, anche i milioni di stranieri che vengono ogni anno in visita a Roma. Sulla terrazza della basilica più famosa del mondo – San Pietro – si sta costruendo un bistrot da cui si può vedere il colonnato del Bernini e la fantastica Via della Consolazione mangiando magari un’amatriciana o bere un aperitivo. Che cosa si può dire a proposito? Niente, se non augurarsi che non sia vero.