Paesi sicuri. Fece infuriare Meloni, oggi il tribunale di Bologna accorda la protezione al cittadino bangladese (foto Ansa-Blitzquotidiano)
Il Tribunale di Bologna ha riconosciuto la protezione sussidiaria al trentenne bangladese la cui vicenda aveva innescato, nell’ottobre 2024, una durissima polemica tra il governo Meloni e magistratura sul decreto ‘Paesi sicuri’.
La sentenza chiude una vicenda giudiziaria durata oltre un anno, passata per il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia europea e la conseguente risoluzione del Csm a tutela dei magistrati bolognesi. Se l’uomo tornasse in patria, secondo i giudici, sarebbe esposto infatti a trattamenti degradanti.
E proprio sulla definizione di “paese sicuro” che si fondava il lungo quesito che il tribunale aveva inviato in Lussemburgo, entrando però anche nel merito e contestando il principio per cui potrebbe definirsi sicuro un Paese in cui la generalità, o maggioranza, della popolazione viva in condizioni di sicurezza, visto che il sistema di protezione internazionale si rivolge in particolare alle minoranze minacciate e perseguitate.
Portando anche il paradosso che la Germania nazista fosse stata estremamente sicura per la stragrande maggioranza della popolazione tedesca, ad eccezione di ebrei, omosessuali, oppositori politici e rom. Il tribunale chiede se, in base a questa definizione, l’ordinamento europeo continui ad essere prevalente sulla legge italiana.
E faceva esplicito riferimento al caso del Bangladesh, partendo proprio dal procedimento che ha innescato il rinvio, ricordando che i casi in cui si riscontra la necessità di una protezione internazionale sono legati all’appartenenza alla comunità Lgbtqi+, alle vittime di violenza di genere, alle minoranze etniche e religiose, senza dimenticare i cosiddetti sfollati climatici.
Lo spirito del decreto, suggeriva il tribunale, avrebbe quindi il carattere di “un atto politico, determinato da superiori esigenze di governo del fenomeno migratorio e di difesa dei confini, prescindendo dalle informazioni e dai giudizi espressi dai competenti uffici ministeriali in ordine alle condizioni di sicurezza del Paese designato”.