Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (Foto Ansa)
Nel tradizionale discorso di fine anno, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dopo aver parlato delle guerre in Ucraina e a Gaza, ha richiamato alla pace: “La pace, in realtà, è un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio.” E ancora: “L’affermazione della libertà, la costruzione della pace sono nell’atto fondativo della nostra Repubblica, che esprime la volontà di realizzare il futuro insieme, attraverso il dialogo. Raffigura la responsabilità di essere cittadini”.
Dopo queste parole, il presidente ha ricordato che quest’anno ricorreranno gli ottant’anni della Repubblica, per poi invitare a sfogliare idealmente con lui l’album della storia nazionale: “Ottant’anni sono pochi se guardati con gli occhi della grande storia, ma sono stati decenni di alto significato. Sfogliamo velocemente un album immaginario della storia della Repubblica, come talvolta si fa quando ci si ritrova in famiglia”.
Tra le fotografie citate, Mattarella ha ricordato il voto alle donne, l’Assemblea costituente e lo spirito unitario della politica: “L’Assemblea costituente, eletta contestualmente al referendum che sancì la scelta repubblicana, fu capace di trovare una sintesi di alto valore mentre la dialettica politica si sviluppava tra convergenze e contrasti, anche molto forti. Di mattina i costituenti discutevano – e si contrapponevano – sulle misure concrete di governo, nel pomeriggio, insieme, componevano i tasselli della nostra Carta costituzionale. La Costituzione italiana, che ha ispirato e guidato il Paese per tutti questi decenni”.
Poi Mattarella ha ricordato i Trattati di Roma del 1957, l’Unione Europea, il Piano Marshall e l’alleanza transatlantica, la riforma agraria, il Piano casa, gli anni del miracolo economico e le infrastrutture che modernizzarono il Paese, lo Statuto dei lavoratori, l’istituzione del servizio sanitario nazionale e il sistema previdenziale. Ma anche lo sport, con le Olimpiadi di Roma e le prime Paralimpiadi.
“L’Italia della Repubblica è una storia di successo nel mondo. Possiamo e dobbiamo esserne orgogliosi,” ha detto Mattarella. Il problema però è che l’album citato dal presidente si ferma al 1978 o giù di lì, almeno nei suoi scatti più belli e positivi. Poi gli anni successivi hanno visto il lato più cupo e oscuro della Repubblica prendere il sopravvento: le stragi, il terrorismo, la mafia, anzi le mafie, gli attentati contro Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e poi negli ultimi decenni il precariato, la crisi demografica, la povertà di nuovo in aumento, la nuova emigrazione dei nostri giovani e la distruzione, passo dopo passo, dello stato sociale. E proprio su quel lato oscuro, forse, dopo quasi cinquant’anni siamo ancora impaludati.
“Nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia” ha detto ancora il capo dello Stato. Speriamo davvero che sia così. Speriamo di uscire presto dalle paludi e di tornare presto a spillare qualche scatto positivo nell’album della Repubblica.