Ponte sullo Stretto tra inchieste, polemiche e promesse: sarà davvero la volta buona? (foto ANSA) - Blitz quotidiano
“Questo ponte non s’ha da fare” avrebbero detto oggi i bravi di Don Rodrigo di manzoniana memoria. Di quest’opera, forse unica al mondo, se ne parla da più di 80 anni. Alcuni di noi indossavano i calzoni corti e frequentavano le scuole elementari se non addirittura l’asilo. Eppure, sentivano dire dai loro genitori che presto Calabria e Sicilia sarebbero state più vicine, qualche chilometro, nemmeno il tempo di recitare un Ave Maria o un Padre Nostro.
Il traghetto un ricordo, in macchina una piccola passeggiata, in treno solo qualche minuto per godersi quel panorama senza eguali. Sono passati decenni, siamo ancora al punto di partenza: prima vicini senza alcun dubbio, poi la doccia fredda, tutto rimandato. Un ritornello che si ripete e che ormai tutti nel nostro Paese hanno imparato a memoria. Stavolta, però, all’inizio del governo Meloni, sembrava fatta: progetto pronto, soldi stanziati, oltre tredici miliardi, un traguardo di cui si vantava principalmente il ministro Salvini che non aveva mai dimenticato questo suo sogno, quasi una ossessione.
Ostacoli? Tanti? Rinvii? Una infinità? Polemiche? Continue, a volte senza limiti, oltre la correttezza politica. Soprattutto la sinistra continuava a ripetere che quel Ponte doveva ancora aspettare. Si riconosceva la grandiosità dell’opera, ma nel Mezzogiorno c’erano ben altri problemi da risolvere in specie in quelle regioni che avrebbero ospitato il “colosso” lungo 3.666 metri. Un tira e molla continuo finché, dopo la Corte dei Conti, ecco intervenire la magistratura con una inchiesta che lascia perplessi. Indagati l’ex presidente aggiunto della stessa Corte, Tommaso Mele, ed altri esponenti di spicco con incarichi di grande responsabilità. Ora, dunque, l’interrogativo è uno e uno soltanto: attraverseremo in futuro quel tratto di mare che separa Reggio da Messina?
Se si dovesse rispondere con un si o con un no, si potrebbe prendere una brutta cantonata, perchè tra maggioranza e opposizione c’è da anni un dissidio che non si è mai placato. Sostiene il vice premier Salvini: “Sarà una iniziativa che sbalordirà il mondo e darà un grande prestigio all’Italia, oltre a offrire lavoro a migliaia di operai che spesso non sanno come mettere insieme il pranzo con la cena”. Sull’altra sponda, quella che continua a dire ancora no alla costruzione del ponte, c’è in primo piano il Pd che chiede al governo “di venire a riferire in aula, perché non si può restare in silenzio dinanzi ad un episodio di tale gravità.”
Ci sono in ballo tanti miliardi che potrebbero servire per ben altro. “Farne un elenco sarebbe troppo semplice ad iniziare dal potenziamento della linea ferroviaria che in Sicilia è ferma da decenni.” Naturalmente, i più feroci avversari di questo lavoro sono alcuni parlamentari calabresi che non aspettavano l’ora di sparare a pallettoni contro chi era di avviso diverso Si distinguono i 5Stelle, in particolare due donne, Anna Laura Orrico e Vittoria Baldino che rimangono esterrefatte quando sentono parlare di ipotesi (attenzione ipotesi) come “la corruzione e la rivelazione di segreti d’ufficio”. Non tacciono gli avversari della maggioranza di governo, i quali affermano che si tratta solo di accuse ideologiche e niente più. “Vedrete che alla fine tutto si concluderà in una bolla di sapone Intanto il processo mediatico avrà fatto il suo corso e difficilmente in futuro si avranno smentite con la stessa pubblicità”.
Comunque sia, ad andarne di mezzo e a restare al palo sono proprio i territori in cui il Ponte dovrebbe vedere la luce. In Calabria, la Sanità ha enormi carenze tanto è vero che molte persone sono costrette a partire per il Nord per farsi curare. Ugualmente la scuola che dovrebbe certamente avere da Roma un maggiore sostegno. In Sicilia la musica non cambia ed è da anni che palermitani, messinesi, agrigentini e catanesi continuano a denunciare le pecche di cui soffre l’isola. Come mai il ritornello non cambia? Perché mai quando si tratta di risolvere i problemi di quella gente del profondo Sud ne nasce sempre una che rimanda alle calende greche risposte concrete?
Roma è troppo preoccupata dalle divisioni interne che riguardano destra e sinistra. Giorgia Meloni cerca di tamponare le falle almeno della sua parte politica. Ci riesce? A volte si, altre no, perché l’importante è salvare la poltrona alle politiche del 2027. Su un quotidiano che parla quasi esclusivamente calabrese ed arriva anche oltre Oceano, il titolo a tutta pagina non ammette repliche. E scritto a caratteri cubitali: “Non sarà un terremoto giudiziario a far crollare il ponte sullo Stretto”. Sarà vero?