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Primarie del centrosinistra subito o è meglio aspettare? Irrompe Romano Prodi: “Farle ora è un errore”. Tramontata l’idea del federatore

Primarie aperte a tutti o solo agli iscritti? E poi: è meglio farle subito come chiede Conte o è meglio aspettare, come dice Prodi perché “parlare di primarie ora è un errore”. E aggiunge: “Chi vuole farle oggi ha perso. È cominciato un giochino autodistruttivo, l’unica cosa che può far vincere la squadra di Meloni che non ha fatto nulla da quando è andata al governo”.

La domanda che tutto il centrosinistra si fa: quale è la persona giusta per rappresentare il centrosinistra? La risposta l’ha data Romano Prodi a SkyTG24: “Giuseppe Conte? Se continua così, tutte le persone sono giuste per perdere. Una gara di questo tipo fatta oggi vuol dire litigare, lasciare spazio ai gol della Bosnia. Io non capisco perché Conte abbia fatto questa mossa, perché alla fine è una mossa che non può che mettere più in crisi questa gara strana delle primarie anticipate. Allora, prima si faccia la squadra, prima si discuta sulla tattica e sulla strategia, su quello che bisogna dare ai giovani che hanno votato No al referendum, dar loro un futuro per il nuovo lavoro”.

Tramontata l’idea di un federatore

L’idea di Rosy Bindi era quella nel tentativo di mettere al tavolo Conte e Elly Schlein sotto la regia di un mediatore. Si sono fatti anche dei nomi tipo Manfredi e Ruffini ma, col tempo, l’idea è tramontata. Lo stesso Bersani ritiene che il federatore “non sia pronto in questo momento. Piuttosto si cominci a discutere di politica e di proposte”. È quello che dicono tutti: prima il programma e poi il leader. Spiega Prodi: “Il programma non vuol dire che 4 persone si mettano a scrivere qualcosa. Vuol dire consultazioni, parlare con la gente come abbiamo fatto noi con centinaia di migliaia di persone. Non vedo questo movimento. In questo momento, così come siamo che cosa sarebbero le primarie? Sarebbe come eleggere il capitano della Nazionale che va a perdere con la Bosnia”.

L’azzardo di Conte

L’ex premier, il giorno della vittoria del No, ha chiesto subito le primarie; una richiesta che ha segnato diffidenza dentro il campo largo. Una uscita che i più hanno giudicato fuori luogo perché ha depotenziato il buon esito del cammino, lungo e scosceso, del centrosinistra che verrà. Oltretutto Conte è alle prese in queste ore con l’azione legale di Grillo su nome e simbolo; una azione che può rimettere in discussione addirittura lo stesso Conte aprendo così la possibilità che si riformi un 5 Stelle grillino che raccolga i delusi, da Raggi a Di Battista.

Iniziato un dibattito esplorativo

Sono iniziate le discussioni più disparate, i lanci, le veline, le candidature più bizzarre, gli incontri segreti, i conciliaboli, le sedute al tavolo per trovare un nuovo Prodi. Tira un’aria pesante: andare alle primarie con un alto tasso di indisciplina, a partire dal Pd, è un autentico terno al lotto. Nella battaglia di parole e di idee è spuntato Gianni Cuperlo che ha detto: “Il partito più votato guidi la coalizione. Noi non abbiamo chiesto le dimissioni di Meloni, ma ci dica lei se è in grado di governare. Quanto alle primarie dico solo una cosa: il perimetro del campo largo è già definito, dobbiamo soltanto provare a coinvolgere più pezzi di società civile”. Secondo Cuperlo il perimetro della coalizione esiste nei fatti. A cominciare dalle alleanze alle ultime regionali che vanno dal Pd ai 5 Stelle, Avs insieme a +Europa e, in molti casi, anche Italia Viva.

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Enrico Pirondini