Referendum, un voto sempre più politico. Ormai è scontro totale (Fonte Ansa) - Blitz Quotidiano
Ormai non lo si può più considerare un referendum nel quale il popolo sovrano dovrà dire se è giusto o no “separare le carriere”, cioè se è giusto che in un processo accusa e difesa abbiano la tanto invocata par condicio. No, il merito del problema è scomparso: ora è diventata soltanto una lotta politica senza esclusione di colpi. Un procuratore di gran fama ritiene che soltanto chi voterà no sarà considerato “per bene”; gli altri, sono indagati, imputati o massoni; molti medici si schierano dalla stessa parte; addirittura, un alto prelato, il vescovo di Cassano all’Ionio, ritiene che sarebbe meglio respingere la proposta avanzata dal governo che guida il Paese. I contrari, per un po’ abbozzano, poi aprono le ostilità sparando cannonate: 51 giudici firmano una petizione contro Gratteri; il ministro Antonio Tajani (che voterà naturalmente si) risponde che presenterà una querela contro il procuratore di Napoli; Carlo Nordio, il guardasigilli, primo firmatario della riforma, pensa e afferma che il sistema del Consiglio Superiore della Magistratura, è “paramafioso”.
L’organo di autogoverno dei giudici si ribella, grida e scalpita, ma non prende nessuna iniziativa contro quel collega per il quale chi sarà a favore dell’iniziativa dell’esecutivo “è un poco di buono”. Escono le prime cifre, i primi numeri che gettano sconforto tra chi vorrebbe tenersi fuori da questa rissa: dal “2021 al 2025 9718 magistrati su 9727 (cioè il 92 per cento) hanno ottenuto valutazioni positive dal CSM. Allora, se è così, vuol dire che tutte le notizie pubblicate sugli svarioni delle toghe sono sbagliate. Insomma, a confusione si aggiunge confusione. Se poi anche il 22 e il 23 marzo gli assenteisti aumenteranno sapremo a chi dare la colpa.
Il mondo politico è in fermento: soprattutto Elly Schlein che sta girando l’Italia in lungo e largo perché “la mobilitazione è totale e la destra ha una gran paura di perdere”. Per il momento Giorgia Meloni tace, è troppo impegnata sul fronte internazionale per occuparsi di queste squallide battaglie di periferia che hanno il solo potere di confondere chi andrà a votare. Però, i suoi fedelissimi non la lasciano tranquilla, ritengono che dovrà presto far sentire la sua voce perché la maggioranza del Paese è con lei, se è vero come è vero, che i sondaggi sono sempre a lei favorevoli.
Nascono le prime indiscrezioni, le prime cattiverie contro Gratteri, il quale avrebbe fatto la sparata che ha fatto perché ha un solo obiettivo: quello di lasciare presto la magistratura ed entrare nel mondo politico. D’altronde non sarebbe il primo: molti suoi colleghi hanno imboccato questa squadra, ad esempio Michele Emiliano, l’ex presidente della Regione Puglia, che non ci pensa nemmeno a rientrare nei ranghi. È troppo innamorato di quella “casta” che gli ha dato potere e notorietà. I sì dice aumentano, a diffondere il proposito del procuratore è soprattutto la destra che lo paragona a Maurizio Landini. Per carità, non vuole diventare un sindacalista, ma è un fatto che il segretario, ormai vicino all’uscita dalla Cgil, sta facendo di tutto pur di essere apprezzato da quella sinistra oltranzista che piace tanto alla Schlein. Però, attenzione: sono proprio loro i personaggi, oltre a tanti altri, che aspirerebbero a sedersi sulla sua poltrona. Quindi, è meglio per lei procedere con i piedi di piombo se si vuole evitare un autogol.
Ah, la politica: quanti ne parlano male e quanti la inseguono. Anche se si passa prima per la nostra professione, il giornalismo, che potremmo definire un’anticamera. Sentite questa: Rocco Casalino, l’ex portavoce di Giuseppe Conte (quando era a Palazzo Chigi) sarà presto il nuovo direttore di un giornale on line. Promette una informazione che racconterà i fatti, lontana dalla pressione del Palazzo. Poi, quando dimentica “questa bugia” e torna in sè sostiene con forza: “Giuseppe Conte è un grande uomo politico, in molti lo hanno sottovalutato, però con lui nel campo largo la sinistra vincerà le elezioni del 2027”. Che dire? Ogni commento è superfluo.
Consoliamoci con lo sport: ieri ai Giochi di Milano-Cortina i nostri azzurri hanno guadagnato quattro medaglie, due storiche, quelle di Federica Brignone che dieci mesi fa per un brutto incidente la si considerava una ex campionessa. È stato un giorno entusiasmante per chi ama il colore azzurro. Chissà come rosicherà quel gruppo di antagonisti che, marciando e devastando due città, ritenevano che queste Olimpiadi non si dovevano organizzare in Italia. Sarebbero state solo uno spreco di danaro e nulla più.